mercoledì 12 aprile 2017

DIARIO DI UN PELLEGRINO:SAN NICOLAS – VILLALCAZAR DE SIRGA Martedì, 11.08.2009 XIV tappa


 “ Ho fatto tutto quel che dovevo fare e per cui ero partito: ho camminato, ho pregato, ho chiesto perdono. Realizzo che questa è la vita. A misura che camminiamo, che avanziamo nel tempo, ci vengono tolte persone, cose, sicurezze, presunzioni, anni e possibilità. Ma è quando siamo così, così poveri nello spirito, che possiamo pronunciare il nome di Gesù. Adesso lo posso dire: Gesù confido in te. E accade che quel nome getta un ponte tra il niente che siamo e il Tutto, tra il tempo e l’eternità, tra la morte e la vita. Il Cammino ha fatto approdare tutto ciò che sono – spirito, anima e corpo – a una fiducia essenziale, forte come la morte. Mi accorgo di saper adesso fidarmi di Qualcuno invisibile e inafferrabile. Ma presente e reale”. (Don Paolo Asolan).
Sveglia di prima mattina per partecipare alla S. Messa che Don Paolo celebra nella memoria di Santa Chiara (l’onomastico di nostra figlia). Attorno all’altare, alla tiepida luce dell’aurora, gustiamo questo momento commossi e felici. Allegri, invece, godiamo della pronta colazione che ci viene servita e tutto questo senza nulla chiedere, solo chi può e vuole può versare il suo “donativo”. Alle 8,00 siamo pronti per la partenza, ma le sorprese non sono finite perché gli amici di San Jacopo si accingono a salutarci con una particolare benedizione che viene impartita da Don Paolo con la conclusione di un fraterno abbraccio.

Scavalchiamo il fiume Pisuerga sull’antico e bellissimo ponte e veloci, in compagnia dell’altro Paolo, quello di Novara, maciniamo i chilometri che ci separano da Boadilla del Cammino. Poco prima Paolo ci saluta ed accelera l’andatura perché ha intenzione di giungere fino a Carrion, oltre il nostro previsto punto tappa. A Boadilla ci concediamo la prima pausa, anche per ammirare dal vivo il famoso “Rollo Jurisdiccional”, una lavoratissima colonna gotica, che rappresentava il potere giuridico. Ne approfittiamo per un caffè presso il vicino rifugio, molto bello e ben tenuto da una giovane coppia che hanno trasformato la loro casa contadina in uno spazio accogliente e rilassante.
Il giovane, Edoardo, proprietario del refujo ci dice che siamo entrati nella provincia di Palencia e che avremo di fronte tanta strada, tanti campi (Tierra de campos), tanto sole e poca ombra.
E così sarà. La monotonia del paesaggio, è un po’ come quello nostro della Lomellina. E come dalle nostre parti non mancano i canali. Il cammino costeggia per un bel tratto il Canal de Castilla, importante opera di ingegneria idraulica del XVIII secolo. Le nostre ombre in diagonale lunghe a sinistra, a destra il lento scorrere dell’acqua, come sulle sponde dei nostri navigli. Una sensazione di ritorno a casa, come se ci fossimo già stati, fino al giungere, poco prima di Fromista, all’intersezione di più canali, di una ciclopica serie di dighe degradanti alla pianura verso sud.
Non abbiamo tempo di fermarci a visitare questa cittadina che ci sembra interessante e alla prima bottega che incontriamo sulla strada, ci facciamo due micidiali boccadillos come pranzo e riprendiamo il ritmo dei passi che nel frattempo diventa sempre più strascicato. Sappiamo che davanti a noi ci sarà sempre e solo un paracarro da contare, perché il tracciato continua parallelo, in sicurezza, alla strada statale. E comunque, di traffico automobilistico quasi zero anche perché le prime ore del pomeriggio per gli spagnoli sono tassativamente dedicate alla “siesta”. Infatti nell’attraversare i vari paesini – Poblacion de Campos / Revenga de Campos / Villarmientero de Campos – non troviamo quasi anima viva. Per fortuna avevamo fatto una bella scorta di acqua.
Alle 16,00 ci accoglie Villalcazar de Sirga, 8 ore di cammino, non male, ma siamo quasi, dico quasi, sfiniti. La Senora che ci viene incontro se ne accorge ed è molto gentile, ci offre da rinfrescarci e ci fa da guida per l’utilizzo del refujo. Questo è molto bello e funzionale, forse la doccia (a pagamento con gettone a tempo) lasciava un po’ a desiderare. Per il resto, stanze non troppo grandi, letti a castello, il tutto pulito e lindo, con un bel parco davanti all’edificio.
Ricostruzione e riposo e sull’imbrunire in giro per il paese alla ricerca di una farmacia perché la Mariella ha un paio di vesciche. Acquistiamo, invece, in una botteguccia ago e filo che sappiamo sono gli strumenti migliori per neutralizzare l’insorgere di complicazioni e, seduti sullo scalino dell’entrata ci apprestiamo all’operazione. Una signora anziana, alla porta della sua vicina abitazione, capisce e si offre con serietà e dolce sorriso oltre che con perizia a sostituirmi come infermiere. Resto senza parole, solo la Mariella che già mastica lo spagnolo come il suo dialetto entra subito in sintonia e, alla fine, ci salutiamo come se fosse la nostra zia del paesello.
I deficit motori non impediscono di andare ad ammirare la chiesa che nella sua struttura racchiude la tenacia templare nel costruire luoghi di preghiera atti anche alla difesa. Le sue mura possenti lo dimostrano, come raccontano anche le proprietà storiche, religiose ed artistiche racchiuse in questa iglesia de Santa Maria la Blanca. Il tempio è del XIII secolo d’impostazione romanico cui successivamente si sono aggiunti ampliamenti in stile gotico. L’esempio più evidente sono i due portali gemelli, è la prima volta che vedo due ingressi uno a fianco all’altro, ad arco acuto con fregi di particolare pregio. Da vedersi.
Mentre, invece, da vivere il lento passeggiare per le vie di questa antica cittadina, con vista sui nidi per le cicogne sui tetti e sui campanili. Sarà una componente del paesaggio urbano che non mancherà più fino a Leon. E fra questo girovagare lemme, lemme, fotografando e ammirando il cielo che si spegne, passiamo la porta del ristorante “La Tasca de Cammino” dove gustiamo una succulenta zuppa castigliana.
Per digerirla pensiamo di sederci in cattedrale per ascoltare un concerto di musica da camera, ma non fa per noi e ce ne ritorniamo al refujo dove ritroviamo la nostra amica Melania con cui tiriamo le dieci della sera, l’ora del riposo, dopo l’odierna fatica. Ci allieta, prima di ritirarci, l’alta sagoma di una cicogna che nel cielo illuminato dalla luna vola al suo nido, come noi al nostro.  

Gaetano Mercorillo 

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