sabato 24 settembre 2016

IL COMBATTENTE



XXVI Domenica del Tempo Ordinario
"I Vangeli illustrati"- di Odo Tinteri
Avrei voluto usare un altro modo per presentare un uomo di Dio, per esempio mi piace andare alla figura del “cavaliere”, non quello “errante” di Don Chisciotte, ma quello pronto a battersi nel modo che delinea San Paolo nella sua prima lettera a Timoteo: “ma tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi, invece, alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede”.
D’altra parte, chi non è disposto ad imbracciare le armi della fede, deve sicuramente sottostare agli ammonimenti di Amos: “ guai agli spensierati di Sion, a quelli che si considerano sicuri…”.
Questi sono come il ricco del Vangelo di Luca che pensa solo a sé stesso. Agogna la ricchezza per dedicarsi ai bagordi, sperpera e si prende gioco di chi non riesce come lui. Si vanagloria, s’incensa con feste e pranzi, ossequioso con i forti ed arrogante con i deboli.
L’altro soggetto che incontriamo nel racconto evangelico è Lazzaro, un povero. Non ci viene raccontato perché è povero, solo che la sua condizione è veramente miserevole. Sembra di guardare la fotografia dei poveri che continuano ad aumentare oggi anche fra di noi.
Comunque, di questo povero viene riportato il nome, a differenza del ricco. E’ un indice importante perché è segno di rispetto, di amicizia, di consolazione.Mentre il ricco si perde nell’anonimato perché è lontano, perché è ripiegato su sé stesso. 

Ritorna il concetto evangelico sulla ricchezza e sulla povertà, là dove le condizioni di vita vantaggiose sono trappole disseminate da evitare per meritarsi la vita eterna.
E il come meritarsela è suggerito dal Salmo: “…beato chi ha speranza nel Signore suo Dio…che rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati”
Ecco come il ricco potrà conquistarsi un posto nel Regno di Dio.
Ritorniamo, quindi, a quel ricco che sapeva bene quale avrebbe dovuto essere la sua condotta. Credeva di poter vivere per sempre, ma la morte non fa differenza, si presenta ai ricchi e ai poveri. Questo appuntamento vale per tutti e per lui vi fu come destinazione l’inferno.
C’è di buono che di fronte all’irreparabile pensa ai suoi famigliari e supplica per loro, affinché non incorrano nel medesimo destino, ma: “…se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”. (Lc 16,31).
Pure loro, quindi, pure noi, sicuro, hanno e abbiamo Mosè e i Profeti.
La responsabilità se non li si ascolta è solo di ciascuno. Non c’è verso, vale anche per noi, se non ascoltiamo la Parola di Dio, non basteranno tutti i santi del calendario per farci aprire gli occhi sull’abisso dell’inferno.
Invero, noi che ancora frequentiamo la Chiesa di Dio, ascoltiamo, partecipiamo, ma non lottiamo, questo è il nucleo. Basta vedere quello che è successo in Belgio: uccidono con l’eutanasia un minore con i benefit della legge e i cristiani di quel paese non lottano per fermare un omicidio. Una chiesa amorfa, quella belga, che si è inchinata al mondo, che non ha più alcuna speranza, che merita di finire all’inferno, sempre che ci creda ancora. Quello che vale per il Belgio, non illudiamoci, vale anche per altri paesi cosiddetti cattolici. Se non cambiano registro, se non riprendono ad ascoltare la Parola di Dio e a spendersi per essa, costi quel che costi, il castigo di Dio non tarderà oltre ad arrivare. O forse è già arrivato?
Chiesa, ritorna ad essere Chiesa, cristiano, ritorna a combattere la tua battaglia, la buona battaglia per la fede.
Am 6,1a.4-7 / Sal 145(146) / 1Tm 6,11-16 / Lc 16, 19-31

digiemme

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