IL SEGRETO DELLA PREGHIERA


Domenica XXX  T.O. (Anno C)
acquarello di Maria Cavazzini Fortini, ottobre 2016
Alcuni anni fa si cantava una canzone che diceva: “…t’ho cercato e t’ho trovato Signor!...T’ho sentito palpitare nel silenzio di una chiesa…” Ecco, quando entro in una chiesa per una preghiera, mi ritorna in mente quel ritornello e quel silenzio che riesco a sentire è come quel palpito del cuore che trova corrispondenza nel Salmo:
“…ho cercato il Signore: mi ha risposto e da ogni paura mi ha liberato. Guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire.”
E’ così che bisognerebbe uscire, poi, dalla chiesa. Sicuri, senza alcuna paura di testimoniare il suo Nome, forti della speranza, per cui, con fermezza e serenità, nessuno ci costringerà più in difesa. Perché anche noi saremo in grado di ascoltare il grido di chi soffre, infatti:
“…non trascura la supplica dell’orfano, né della vedova…Chi la soccorre è accolto con benevolenza, la sua preghiera arriva fino alle nubi.” (dal Libro del Siracide)

NOVE MESI PER LA VITA: OTTOBRE 2019

Domenica 27 ottobre 2019 ore 16,00 
alla Madonna degli Angeli
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LA VITA CI INTERPELLA: 
Critiche alla statua pro-life di Mentone

A Mentone, nel giardino dell’Hôtel des Ambassadeurs, sede della prima Biennale d’Arte ontemporanea Sacra, che ha come tema «Ode alla vita», è stata installata una scultura  monumentale  in  bronzo,  realizzata  dalla  nota artista  Daphné  du  Barry;  questa  scultura,  divenuta simbolo  dell’importante  manifestazione,  raffigura  la Vergine Maria piangente, china nell’atto di raccogliere sette bimbi abortiti, per terra, ai suoi piedi. Per questo è stata  intitolata  «Notre-Dame  des  Innocents»,  Nostra Signora degli Innocenti. Appena installata, è divenuta subito bersaglio di feroci proteste da parte dei gruppi pro-choice,

IL BASTONE DI DIO


Domenica XXIX T.O. (anno C)
Mi basta, all’orizzonte, un’altura, un colle per essere immediatamente attratto dalla cima, per cercare la traccia più adatta per arrivarci e già m’immagino sfiancato e sudato mentre arranco verso quei monti:
“…Alzo gli occhi verso i monti, da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore, Egli ha fatto cielo e terra.” (dal Salmo 120)
Sant’Agostino scriveva che i monti verso i quali il salmista guarda con fiducia sono le Sacre Scritture. In esse incontriamo un sacco di monti dove, sia nel Vecchio come nel Nuovo Testamento, avvengono fatti importanti, tutti buoni: Sinai, Tabor, Carmelo, Discorso della Montagna, il Monte degli Ulivi, il Calvario. Ma ci sono anche altri monti, alture, sui quali l’uomo si perde nell’idolatria, nell’ebbrezza del libertinaggio, della droga, del sesso, del piacere, del vuoto di una vita fine a sé stessa. Eppure anche da questi monti che sprofondano negli abissi si può alzare lo sguardo.
Quella della fatica nello scalare irti pendii ed ondulate cenge è certamente metafora per tradurre in termini facilmente comprensibili lo sfiancamento del vivere.

LA NOSTRA PURIFICAZIONE


Domenica XXVIII T.O. (Anno C)
acquarello di Maria Cavazzini Fortini, ottobre 2016
Oggi la lebbra non è più una malattia che segrega, che marchia le persone al punto da rigettarle fuori dal contesto sociale, dal vivere in comune. E’ così perché il cristianesimo ha saputo plasmare un tessuto sociale nuovo. Sull’esempio di Gesù molti suoi discepoli, pensiamo a San Francesco, a Raoul Follereau, non solo hanno creato condizioni sanitarie adatte per curare la malattia, ma hanno soprattutto accompagnato quei malati verso una vita di riscatto nel rispetto della loro dignità di uomini e donne, figli di Dio.
“…il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dei, ma solo al Signore.” (dal 2° Libro dei Re)
Così che l’olocausto o il sacrificio consisteva, per quei discepoli, nello spendersi per i bisogni dei sofferenti, dei diseredati, dei poveri. Raoul Follereau così pregava: “Signore insegnaci a pensare agli altri, ad amare in primo luogo quelli che nessuno ama. Abbi pietà dei lebbrosi, ai quali tu così spesso hai sorriso quando eri su questa terra.” E il Vangelo di questa domenica ne dà conferma:
“…Appena li vide Gesù disse loro: “Andate e presentatevi davanti ai sacerdoti.” E mentre essi andavano, furono purificati.” (dal Vangelo di Luca)

L'ABISSO


XXVI Domenica T.O. (Anno C)
Abramo dice che fra dove si trovano lui e Lazzaro, e dove si trova il ricco c’è un abisso insormontabile, perciò la loro situazione è definitiva: tanto per semplificare, per gli uni il paradiso, per l’altro l’inferno. Oggi, l’abisso è davanti ai nostri piedi, siamo ormai in un’orgia di assoluta indipendenza da Dio: ci mancava solo il diritto a morire con il suicidio assistito, l’anticamera della rottamazione umana, quando qualsiasi malato sarà ritenuto un peso per la società. E’ allucinante, il vitello d’oro della libera scelta viene offerto come una droga che intorbidisce ogni mente e ogni cuore, ogni legge e ogni religione. E loro: “…bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano.” (dal Libro del profeta Amos).

LE MANI ALZATE


XXV Domenica T.O. (Anno C)
Il profeta Amos in questo capitolo riporta la Parola del Signore che è, invero, molto drastica: “…certo non dimenticherò tutte le tue opere. Non trema per questo la terra…?” Ce l’ha con noi il Signore perché non è forse vero che calpestiamo i poveri, anzi ne creiamo sempre più; quanto allo sterminio dei più umili, dei più piccoli del paese siamo ormai ad un livello sistematico con l’aborto di massa che fa impallidire tutti i genocidi della storia e il grido di quei figli d’uomo è sicuramente ascoltato dagli Angeli di Dio. E la terra trema.

LA COMPASSIONE DEL PADRE


XXIV Domenica T.O. ( Anno C)
In questi giorni si parla molto di un possibile scisma nella Chiesa. C’è chi non ne ha paura, ma ci si dovrebbe invece preoccupare di evitarlo andando a disinnescare le cause che potrebbero provocarlo. La Parola di questa domenica del Tempo Ordinario ci propone l’ascolto della parabola del “figlio prodigo”, quel figlio che prende e se ne va alla ricerca della sua identità, certo utilizzando la prodigalità del padre, ma pur sempre con l’ansia di inventarsi una vita tutta sua. Se sostituissimo la figura del giovane figlio con chi sta operando per uno scisma vedremmo con sgomento quanto ancora una volta sia fraintesa la volontà divina: “che siano una cosa sola”. Perché non è detto che chi rimane sia pienamente coerente con il piano di salvezza che la Chiesa ha ricevuto come mandato: “…il Signore disse inoltre a Mosè: “ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervice. (dal Libro dell’Esodo).

LA RINUNCIA


XXIII Domenica T.O.(Anno C)

Chi di noi non è mai stato chiamato a rinunciare a qualche cosa per adempiere un dovere, un aiuto, un sostegno, una missione, rispondere ad una vocazione? Un sacerdote, un religioso, rinuncia alla famiglia per diventare discepolo di Gesù. Due giovani innamorati rinunciano ai loro agi di singoli per formare una famiglia ed ancor più quando arrivano i figli. Una donna che si accorge di aspettare un bambino rinuncia a tutte le sue aspettative di vita pensata in un certo modo pur di proteggere e far nascere la creatura: “… così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi non può essere mio discepolo.” (dal Vangelo di Luca).

IL GRANDE E L’UMILE


XXII Domenica T.O. (Anno C)
Ho cercato strenuamente fra i grandi della terra imperanti nei nostri giorni se ci fosse almeno uno capace di vivere il suo stato con umiltà, ma, finora, non ne ho trovato neppure uno. Ci ho rinunciato. Viceversa, ci sono delle persone che conosco abbastanza bene che sono grandi, d’animo, di portamento, che vivono la loro vita in semplice umiltà, senza far pesare la loro florida situazione economica, anzi utilizzandola per fare del bene senza che la mano destra sappia quel che fa la sinistra “…quanto più sei grande, tanto più fatti umile e troverai grazia davanti al Signore.” (dal Libro del Siracide).
Tutta grazia che riscatteremo, se così vivremo, quando ci presenteremo al giudizio del Buon Dio. Tutta grazia che, nel frattempo, dovremo utilizzare per vivere al suo cospetto durante la nostra breve vita: “…voi, invece, vi siete accostati alla città del Dio vivente…al Dio giudice di tutti…a Gesù mediatore dell’alleanza nuova.” (dalla Lettera agli Ebrei)

GLI ULTIMI E I PRIMI


XXI Domenica T.O.(Anno C)
Pensavo all’epopea delle Missioni per il mondo, quando si guardava al missionario come ad un eroe, pur di portare ad ogni angolo della terra il Vangelo di Gesù Cristo.
Partivano senza niente, solo nel cuore l’ardente desiderio di fare conoscere il Figlio di Dio e la sua Chiesa. Ora quest’ultima sta rischiando di diventare una qualsiasi Ong, ma ci sono ancora uomini e donne che sono spinti a testimoniare il Cristo in terre straniere:
“…manderò i superstiti alle popolazioni…anche tra loro prenderò sacerdoti leviti, dice il Signore.” (dal Libro del Profeta Isaia)

IN COMUNITA’


XIX Domenica T.O. (Anno C)
I credenti, da sempre, si organizzano in modo che la loro comune fede possa fare da collante per lodare il Signore, per condividere le difficoltà e le gioie della vita, per aiutarsi reciprocamente nel bisogno. Elementare, direbbe il famoso investigatore, ma non sempre è così. La logica sosterebbe queste considerazioni come pure la prima lettura: “…di condividere allo stesso modo successi e pericoli, intonando subito le sacre lodi dei padri.” (dal Libro della Sapienza)
La Chiesa, con le sue comunità, vive la realtà del luogo in cui si trova, in qualche modo plasma storia e cultura di quel territorio, come, d’altronde, può subire discriminazioni a causa della fede in un clima di pericoli e minacce. Anche questo è un dato di fatto, ma la Parola mette in evidenza come la preghiera, (le sacre lodi) accomuna tutti in un solo popolo che sa affrontare con fiducia il cammino che lo mette alla prova.Dalla sua parte ha una guida d’eccellenza: “…ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme, su chi spera nel suo amore, per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame.” (Dal Salmo 32)

I SEGRETI DELL’UOMO VECCHIO


XVIII Domenica T.O. (Anno C)
Quando pensiamo alla morte, non pensiamo mai alla nostra in particolare perché la nostra è di là da venire, nei secoli dei secoli. E andiamo, petto in fuori, sicuri che a noi non succederà quello che tutti i giorni vediamo accade ai nostri parenti, amici, conoscenti, persone famose. Pensiamo sia giusto preoccuparci solo di arrivare, di saperla più lunga, o di non farsi notare più di tanto perché così si corrono meno rischi. Ci mettiamo impegno e costanza e ci dimentichiamo proprio di Colui che alla fine sarà la nostra porta oltre la vita terrena. Ed allora: “… quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore.”  (dal Libro del Qoelet)

SODOMA TRA NOI

17a Domenica T.O. (Anno C)
Viene da dire, dopo aver ascoltato la Parola, che la storia si ripete. Se guardiamo a quella valle dove si estendevano le città di Sodoma e Gomorra, ci sembra di vedere le città di oggi. Cambiano solo le planimetrie, i tetti delle case, le vie, la tipologia del traffico, ma il contenuto dei comportamenti umani non sono dissimili. Egoismi, cupidigia, perversioni, idolatria, violenza, prepotenza, ingiustizie, sfruttamento sfidavano Dio e la vita di quella città era ormai diventata un inferno. Non è forse così anche oggi? Eppure, a differenza di quegli antichi uomini, noi abbiamo la Rivelazione portata dal Figlio di Dio, abbiamo il suo Vangelo, abbiamo la sua Chiesa.

IL SERVIZIO E L’ASCOLTO


XVI Domenica  T. O. (Anno C)
Duomo di Monreale
Siamo così presi dai nostri problemi, dal ritmo vertiginoso delle nostre giornate che se anche si fermassero davanti a noi quei tre angeli di cui parla Abramo, non ce ne accorgeremmo, lasciandoli andare senza neppure rivolgere loro un breve pensiero:
“…dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo.” (dal Libro della Genesi)
Abramo, invece, a differenza di noi, offre loro quanto di meglio può preparare, ed in fretta, perché ben sa che la vita passa, ci tocca, ma non può fermarsi, deve andare oltre, deve raggiungere altri, e poi ancora, altri, per arrivare, appunto fino a noi.
L’umiltà, la fiducia illimitata di Abramo vengono premiate con il dono della vita, con la maternità di sua moglie Sara. E’ un dono sempre disponibile, la nostra stessa vita ne è conferma.

LA COMPASSIONE


Domenica XV   T.O. (Anno C) 
Tutti i giorni, se non nella vita spicciola, quanto meno attraverso i social, tv e giornali, abbiamo diversi momenti in cui ci troviamo ad avere compassione di qualcuno o per qualcosa, che ha attirato la nostra attenzione e sensibilità. Lottiamo per non lasciarci prendere dall’angoscia: come non averla nel leggere di quanto hanno fatto al povero Vincent Lambert; come non provare compassione per quei due poveri genitori che si sono visti uccidere il figlio di 11 anni sulla porta di casa da un demente in macchina sotto l’effetto di alcol e droga; come non scandalizzarsi per quanto di sta scoprendo in quel di Bibbiano quando scombinano famiglie e strappano figli ai genitori. Eppure c’è anche l’altra faccia della medaglia: passare oltre nel varcare le porte di una chiesa o di un supermercato quando vedi i professionisti della questua; essere chiuso alla domanda di soldi da parte di chi sai che li utilizzerà per farsi; scoprire che anche l’accoglienza non può essere indiscriminata, ma quando rischia di stravolgere una comunità, uno stato, deve essere controllata e gestita.