sabato 18 gennaio 2020

LA LUCE DELLE NAZIONI


Seconda domenica T.O.(Anno A)
Ho visto e ho testimoniato che Questi è il Figlio di Dio!
Oggi le nazioni sono tante Babele. Ciò che in esse avviene è ormai incomprensibile, prima di prendere per vera una qualsiasi notizia bisogna prudentemente aspettarne dovuta imparziale verifica e non è detto che sia sufficiente. Babele è sinonimo di caos, di confusione, di incomprensione. Perché tutti vogliono dire la loro, per non dire, comunque, nulla o quanto di più scontato o politicamente corretto. La verità non è più di casa, è troppo scomoda, ma la Parola del Signore, quella che veramente sola conta, ci spinge ad essere coerenti:
“…nel rotolo del libro su di me è scritto di fare la tua volontà…vedi: non tengo chiuse le labbra.” (dal Salmo ). Ciascuno di noi nel libro della vita, nella contabilità del Creatore, ha un capitolo specifico su cui viene scritta la nostra storia. Su righe dritte perché il Signore corregge i nostri strafalcioni, il nostro linguaggio. Noi parliamo almeno due lingue. La prima è sostanzialmente la nostra storia. Siamo linguaggio risultante da nostro padre, nostra madre, dal fatto di avere o no fratelli, di essere il primo o il terzo, atteso o sopportato quando si sono accorti che eravamo in arrivo. Questa storia parla dei nostri peccati e dei peccati degli altri ricaduti su di noi. E’ fondamentale capire e conoscere sempre meglio questa lingua perché s’intreccia con la seconda, quella che Dio vuole pronunciare attraverso di noi. Sia che campiamo cent’anni, sia che non si arrivi alla nascita per malattia o per la violenza di terzi, il peccato degli altri.
E’ per questo che ogni volta che mi accingo a scrivere queste brevi note, mi piacerebbe fossero sempre intesi i saluti di San Paolo:
“…grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro e del Signore Gesù Cristo” (dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi)
Non so fin dove potranno arrivare queste parole che passano dalla tastiera di un pc, moderno strumento di annuncio che non conosce confini e controlli (forse) in questa epoca di “grande fratello”, capisco, però, che la Parola, anche quella profetica, è sempre impellente:
“…io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra.” (dal Libro del Profeta Isaia)
Se prima quella promessa era rivolta al popolo eletto, oggi, più che mai, quella Parola è rivolta alla Chiesa di nostro Signore Gesù Cristo, è scritta su quel rotolo del libro che parla di noi. Non c’è scusante, siamo dei battezzati e come tali abbiamo ricevuto la luce, oltre che lo Spirito. Chi, poi, decide di accettarne le conseguenze, sente di volere stare nella sua Chiesa, può e deve portare al mondo il messaggio di salvezza. Certo, vissuto nella ricerca continua della giustizia e nella proposizione della pace del Signore che con il suo sacrificio viene offerta a tutti gli uomini:
“…ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! E’ Lui che battezza nello Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio.” (dal Vangelo secondo Giovanni)
Il Battista lo ha testimoniato, confermando l’Amore della Santissima Trinità, così come viene, nel mistero, descritta nei Vangeli. A nostra volta dobbiamo trasmetterlo, senza reticenza, con fermezza e amore. Gesù Cristo è il Figlio di Dio, va gridato sopra i tetti, è Lui la Luce del mondo, che squarcia le tenebre che avvolgono le nazioni, che cancella il nero delle coscienze, che vince il peccato di ciascuno di noi. Anche quello di tenere chiuse le labbra e di non fare più la sua volontà.
Is 49,3.5-6 / Sal 39(40) / 1Cor 1,1-3 / Gv 1,29-34

digiemme

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