sabato 6 ottobre 2018

IL BENE DELLA CHIESA

XXVII Domenica T.O.  (Anno B)
Pace sulla Chiesa. Parafrasando un breve del Salmo, fermiamoci a chiedere davvero la benedizione del Signore sulla Chiesa di oggi. Da sempre, non sono mancate le persecuzioni, le distruzioni, le diaspore, le crisi. Anche oggi una crisi, forse d’inaspettata gravità, serpeggia fra i palazzi vescovili e le semideserte navate di un popolo di Dio sempre più smarrito. Si fatica a capirne le cause. Ma ormai è assodato che il nemico è in casa nostra. I peccati che si consumano nelle stanze ecclesiali sono sacrilegi che si sommano alle inadempienze morali di una chiesa che vuole inseguire a tutti i costi il mondo. Per questo torna più che mai urgente ritornare a pregare:“…ti benedica il Signore…possa tu vedere il bene di Gerusalemme tutti i giorni della tua vita. Possa tu vedere i figli dei tuoi figli. Pace su Israele.” (dal Salmo 127)

Possiamo, quindi, vedere il bene della Chiesa, possiamo trasmettere la vera fede ai figli dei nostri figli. Significa che la Chiesa ha il suo futuro, ma sembra anche di capire che questo passa attraverso la fedeltà all’ordine stabilito da Dio, cioè attraverso il matrimonio fra un uomo e una donna e la conseguente famiglia:“…non è bene che l’uomo sia solo, voglio fargli un aiuto che gli corrisponda…il Signore Dio formò con la costola che aveva tolto dall’uomo una donna e la condusse all’uomo.” (dal Libro della Genesi)
Molte considerazioni scaturiscono dall’ascolto di questa Parola. Solo due: Dio ancora una volta si preoccupa che l’uomo non sia solo e realizza il suo progetto pensando ad una compagnia che completi il sentire dell’uomo; la donna, che viene estratta dal cuore dell’uomo, chiede allo stesso una specifica protezione in forza del dono incommensurabile che nella maternità trova la sua espressione più oblativa. Purtroppo appena dopo ci sarà la condanna dovuta al peccato di supponenza e di rifiuto, convinti dall’autosufficienza che inevitabilmente porterà, invece, alla morte, alle sofferenze, alla dannazione. Che sarebbe stata eterna se il Buon Dio non avesse indicato il riscatto con l’esempio della vita incarnata che Gesù Cristo ha portato a compimento:“…tuttavia quel Gesù…lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto…per rendere perfetto, per mezzo delle sofferenze, il capo che guida alla salvezza.” (dalla Lettera agli Ebrei)
Si può, quindi, comprendere perché la salvezza, infine, non viene dalla Chiesa, bensì dal suo capo e che, in ogni caso, quella salvezza deve passare attraverso sofferte prove della vita che mettono in conto il martirio per il bene stesso della Chiesa. Ma quanti, oggi, sono disposti a tanto? Quanti, soprattutto, tra gli operai chiamati direttamente alla vigna del Signore sono ancora in grado di indicare e testimoniare quelle vie di santità? D’altronde non sono neppure più in grado di proclamare con fermezza che la famiglia, così come voluta dal Creatore, è la porta principale che apre quelle vie. Quella famiglia che, aperta alla vita, rinnova nella figliolanza la promessa eterna dell’amore:
“…Gesù al vedere questo s’indignò e disse loro: “lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro appartiene il Regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il Regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso.” (dal Vangelo di Marco)
Gesù s’indignò perché volevano tenere lontani da lui i bambini. Gesù s’indigna ogni qualvolta quegli stessi bambini, oltre ad essere allontanati, sono addirittura rifiutati nei grembi delle loro madri, nell’indifferenza dei loro padri. E’ micidiale questa constatazione: il Regno di Dio appartiene a loro, a quei bambini, mentre a chi non sa o non vuole, invece, vedere quei peccati non rimane altro che buttarsi a mare con una macina al collo. Ma se i bambini che incarnano l’alba della vita sono l’esempio del come stare nella Chiesa, significa che la speranza non è morta. Guardiamo con più attenzione e passione a loro, lottiamo per la loro vita, perché il bene della Chiesa sono loro.
Gen 2,18-24 / Sal 127(128) / Eb 2,9-11 / Mc 10,2-16

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