venerdì 29 luglio 2016

LO STOLTO

XVIII Domenica del Tempo Ordinario
Crede di essere il centro dell’universo, si atteggia come se tutti gli sguardi fossero su di lui, solo i suoi problemi sono
Tutto è venuto e tornerà alla polvere
degni di essere risolti, che gli altri si arrangino: stiamo parlando dello stolto.
Tutta la Parola di oggi è un invito a non lasciarsi influenzare da simile soggetto, anzi lo mette sull’avviso, eppure lui continua imperterrito: 
- la vanità diventa sempre più il suo metro di comportamento;
- la cupidigia è il suo punto di arrivo, essere sempre più, avere sempre più, potere sempre più;
- l’impurità non è solo una questione d’immagine, ma è pure infangare ciò che di bello può è sa dire il cuore, cioè   intimo di ogni espressione nascosta dell’uomo; 
- le passioni sono i gesti e le azioni negative del suo animo umano che, pur di soddisfarle, tutto si sopporta e si fa sopportare; 
i desideri cattivi che medita combaciano con il male che si può fare a sé stessi e che si vuol fare agli altri.
Spesso tutti coloro che hanno questi comportamenti, che fanno queste scelte sembrano vincenti, tutte le fortune sono con loro, fanno sempre più soldi, riescono impuniti, la furbizia li accompagna…ma “vanità delle vanità, dice Qoelet, vanità delle vanità, tutto è vanità” (Qo).
E’ un correre dietro al vento, dice ancora Qoelet, perché intanto tutto sarà lasciato, senza che niente servirà per il giorno del giudizio.
Ancora più spesso, però, anche coloro che non raggiungono l’apice della ricchezza, degli agi, del lusso, della lussuria riescono a vivere, nella povertà di mezzi, nel fango della miseria, nel dispregio della condizione umana, nello stesso medesimo peccato: non si “arricchiscono presso Dio” (Lc).
A Te, Signore, che sei nostro Rifugio
Si spiega così perchè non sanno pregare con il Salmo: “…Signore, tu sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione… da sempre e per sempre tu sei o Dio”.
Ed è quanto fra una generazione accadrà se, già fin d’ora, non sapremo più indicare dov’è il rifugio per far fronte all’attuale situazione.
Par di sentire l’intramontabile canzone dei Nomadi “Dio è morto”. Par di capire che stiamo vivendo in un mondo di “stolti” , par di capire che non vogliamo accettare l’invito di Paolo: “Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria”.
Par di capire che anneghiamo nelle nostre vanità, quando è giunta l’ora di aprire gli occhi: “fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia…stolto questa notte stessa ti sarà richiesta la vita…” (Lc).
 “Dio è morto” sì, ha lasciato che lo mettessero in croce, ma poi, anche la canzone lo dice, dopo tre giorni è risorto, e lo ha fatto per noi, anche oggi, quando rinnoviamo il suo sacrificio nell’Eucaristia, in questo specifico ed immanente momento in cui Lui rinnova il sacrificio con la sua vita, con la sua passione, con la sua morte e con la sua resurrezione.
Perché non vuole lasciarci nelle mani della morte, noi che siamo i suoi tesori e le sue ricchezze, rinviandoci così all’accumulo di tesori e di ricchezze, ma solo per il suo Amore.
Qo 1.2;2,21-23 / Sal 89(90) / Col 3,1-5.9-11 / Lc 12,13-21

digiemme

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