venerdì 22 luglio 2016

IL CORAGGIO DI CHIEDERE


XVII Domenica del Tempo Ordinario
Abramo, come abbiamo già visto, si dichiara suo servo e teme il Signore, ma non manca di coraggio e chiede che il Signore risparmi gli abitanti di Sodoma e Gomorra per riguardo a dei giusti che ci fossero (e ci sono) in quelle città. La “disputa” che imbastisce può sembrare anche fastidiosa, però arriva allo scopo: “…non la distruggerò per riguardo a quei dieci…” (Gn). Ma andiamo con ordine. Il Signore Dio sa cosa avviene in quelle contrade, eppure lascia che alcune voci si elevino fino a Lui, quasi a lasciarci intendere che sempre e comunque ci sono persone che conoscono il suo linguaggio; quindi, sa pure che ci sono degli innocenti e dei giusti, ma vuole andare a vedere: “…voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere.” (Gn), cioè vuole, ancora una volta farsi vedere e manda i suoi angeli.
Possiamo dire, ancora una volta, che manda, oggi, noi? E cosa succede?

Veniamo derisi, minacciati, boicottati, sterminati. Siamo circondati e asserragliati dalla violenza della legge che permette, non solo nella nostra città, ma in quasi tutto il mondo, l’uccisione dell’innocente con l’aborto; che obbliga all’insegnamento del “gender” fin dalle scuole materne; che equipara il matrimonio alle unioni civili, di qualunque genere; che non permette l’obiezione di coscienza; che utilizza i nostri soldi per la produzione di uomini in laboratorio; che rende sempre più tossicodipendente la nostra  gioventù; che abbandona gli anziani e gli ammalati con l’illusione della dolce morte; che porta la pornografia e altre porcate simili nelle famiglie come antipasto diseducativo… e noi giriamo a vuoto in questa città, dove fra periferie e centro non c’è più alcuna differenza.
Quanti riusciamo ancora a ritrarre da questo tritacarne? Diciamoci la verità: gli Angeli del Signore a Sodoma e Gomorra riuscirono a convincerne pochi (la famiglia di Lot) e di fronte a questo disastro, anche il nostro,  nonostante tutto, uno di noi (Abramo) implora la salvezza. Il Signore Dio sa, sa di che pasta è fatto l’uomo che non lo vuole riconoscere, ma si commuove per Abramo e concede che anche solo per dieci giusti la sua mano, il suo giudizio non scenderà se non dopo che quegli innocenti si saranno allontanati.
Sembra di sentire, perciò, sulle labbra di Abramo le parole del Salmo: “Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore. Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà” e, quando vediamo che anche noi, qualche volta, riusciamo a fare breccia nel cuore del nostro vicino, andiamo anche noi a recitarlo. Perché come dice San Paolo: “…con Lui sepolti nel Battesimo, con Lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio”. (Col)
In queste città anche noi eravamo perduti, ma alcuni giusti, i nostri genitori, ci hanno offerto il lavacro del Battesimo, cioè
hanno voluto una rinascita, la nostra nuova vita che solo così ci porterà a risorgere mediante la fede che sapremo vivere grazie alla “Potenza di Dio”. Su questa potenza possiamo contare perché non è nascosta, chiusa in una fortezza inespugnabile: certo è un Re che ha al suo comando legioni di Angeli e nessuno può avvicinarlo, neppure Mosè, senza il dovuto rispetto e timore, ma Gesù Cristo tutto svela attraverso un approccio diverso: “…ebbene io vi dico:chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede, riceve e chi cerca, trova e a chi bussa, sarà aperto…Il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono”. (Lc)
Ora, adesso, abbiamo il coraggio di chiedere, proviamo a bussare: la porta si apre e si apre verso di noi, cioè verso l’esterno. Colui che apre è già pronto all’incontro, il suo cuore è già sul tuo, si è avverato quanto abbiamo chiesto bussando: il Padre ci ha abbracciato con lo Spirito Santo. Allora sì, di porta in porta, solo così potremo andare a cercare i giusti con cui salvare la nostra città.
Gen 18, 20-32 / Sal 137(138) / Col 2,12-14 / Lc 11,1-13

digiemme

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