XXXIIma DOMENICA del T.O. anno A

La lampada della Vita

“In verità io vi dico: non vi conosco”.

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Quando capita di partecipare alle esequie di una persona morta all’improvviso, si legge sui volti dei parenti lo sgomento di chi non capisce come sia potuto accadere. Si lasciano travolgere dal dolore, fissano il vuoto che cerca di inghiottirli, nulla li può consolare. Anche le parole dell’Apostolo potrebbero sembrare loro un ulteriore dispregio: “…non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza.” (dalla prima Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi).

Se manca una forte fede, davvero viene a mancare la speranza. Ogni parola di conforto suonerebbe vuota di ogni significato. Anche l’invito, il consiglio ad andare con la mente e con il cuore, insieme, alla vita vissuta del proprio congiunto non viene neppure recepito perché non si può amare il nulla, il vuoto che la morte ha portato, e porta, con sé. E la tristezza dilaga. No! Non può essere questo l’esito di una vita, c’è altro, c’è il bisogno di capire, di conoscere, come suggerisce il salmista: “…o Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco, ha sete di te l’anima mia, desidera te la mia carne in terra arida, assetata, senz’acqua.” (dal Salmo 62)