La lampada della Vita
“In verità io vi dico: non vi conosco”.
Se manca una forte fede, davvero viene a mancare la speranza. Ogni parola di conforto suonerebbe vuota di ogni significato. Anche l’invito, il consiglio ad andare con la mente e con il cuore, insieme, alla vita vissuta del proprio congiunto non viene neppure recepito perché non si può amare il nulla, il vuoto che la morte ha portato, e porta, con sé. E la tristezza dilaga. No! Non può essere questo l’esito di una vita, c’è altro, c’è il bisogno di capire, di conoscere, come suggerisce il salmista: “…o Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco, ha sete di te l’anima mia, desidera te la mia carne in terra arida, assetata, senz’acqua.” (dal Salmo 62)
Fin
dall’inizio della nostra esistenza c’è questo anelito. C’è, nel ventre di
nostra madre, il ritmo veloce e programmato dello sviluppo della propria carne,
che è giustificato dal miracolo avvenuto con il concepimento, voluto dal datore
della vita. Logica vuole, perciò, che ogni istante di questo essere incarnato
sia vissuto in pienezza. Senza preoccuparsi di contare gli anni, un po’ come
quel proverbio che dice: “la farfalla non conta gli anni, ma gli istanti; per
questo il suo breve tempo le basta”. Così è anche per ogni esistenza umana che
si innesta in questo mondo arido, senz’acqua, che tiene per sé solo quanto può
innalzare la propria autonomia da Dio.
Eppure, più
il mondo rifiuta la legge naturale insita nell’uomo, più ci sarà: “…la sapienza
che va in cerca di quelli che sono degni di lei, appare loro benevola per le
strade e in ogni progetto va loro incontro.” (Dal Libro della Sapienza)
Ci si può
perdere per le strade del mondo, è il destino di chi si lascia irretire dai
suoi miraggi, ma c’è di buono che ad ogni angolo, ad ogni svolta è possibile
incontrare chi non cesserà mai di cercarti, di bussare alla porta del tuo
cuore. Quando, poi, ti lascerai abbracciare, quando comincerai a vivere i tuoi
giorni secondo la sua legge, allora anche i progetti impossibili si potranno
avverare. Difficoltà ed incertezze rallenteranno il cammino, ma se il desiderio
di aiutare chi è nel bisogno è sincero e vero, l’aiuto e la provvidenza del
Buon Dio non verranno mai meno. L’importante, naturalmente, è bene non fare il
male, ma è male non fare il bene. Ci sia di aiuto, ci illumini la lampada che
ci è stata fornita con il piccolo fardello da portare tutta la vita. Infatti,
lampada ai miei passi è la Parola, luce sul mio cammino (Salmo 118), basta
essere sempre pronti, con buona scorta di carburante, così come viene chiesto a
tutti, seppure il Vangelo parli solo di vergini: “…il regno dei cieli sarà
simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo
sposo.” (dal Vangelo secondo Matteo)
Poetica ed
armoniosa questa metafora che parla di vergini, cioè di persone pure di cuore,
desiderose di lasciarsi trasformare dall’incontro con Gesù. Però, occorre che
“quanto uno più si raccoglierà in sé stesso e si farà interiormente semplice,
tanto più elevate e sublimi cose intenderà senza fatica, perché riceverà dal
cielo la luce dell’intelligenza”. (da l’Imitazione di Cristo) Ecco perché di
quelle dieci fanciulle, cinque non compresero l’importanza di essere sempre
pronti.
Domandiamoci,
allora, che attenzione riserviamo alla nostra lampada, quella vera, quella
della nostra vita. Non addormentiamoci, così che la lampada della vita sia sempre
accesa.
Sap 6,12-16
/ Sal 62(63) / 1Ts
4,13-18 / Mt 25,1-13
digiemme
