sabato 25 aprile 2020

LA PAURA DI VACILLARE

Terza Domenica di Pasqua (Anno A)
Riconosciuto dallo spezzare il pane
Come ben sappiamo attorno a Gesù ci fu un fuggi-fuggi generale dei suoi discepoli al momento dell’arresto, della passione e della sua crocifissione. E la paura la fece da padrona anche nei tre giorni successivi, ma già s’intravedono sensibilità diverse. Le donne, senza indugi, si recano al mattino presto al sepolcro per onorare il corpo del loro Signore con misture di aloe e mirra in quantità abbondante. Non temono le guardie messe dai sacerdoti e anche se Gesù è morto e sembrano finite le speranze di ottenere qualcosa da lui, loro comprano un’enormità di oli profumati al fine di onorarne il corpo morto. Per inciso, notare come all’inizio del Vangelo c’è la storia dei Magi che offrono a Gesù l’oro e alla fine le donne che portano al suo sepolcro una quantità regale di oli profumati. Come a dire, vuoi essere discepolo di Gesù, offri quanto hai di più prezioso, non fare come Giuda che rimproverava Maria Maddalena per il prezioso vasetto di nardo sprecato per i piedi di Gesù. E’ lui il Re! Poi, ci sono i due discepoli di Emmaus che, invece, se ne vanno dalla parte opposta, frettolosi e sconsolati per le aspettative di prestigio mancate:
“… stolti e lenti di cuore … perché siete turbati e perché sorgono dubbi sul vostro cuore?”. (dal Vangelo di Luca)
Perché avevano paura. Anche noi l’abbiamo e ci rintaniamo, ci allontaniamo per non esporci, per restare il più anonimi possibile.
Possiamo giustamente avere paura di tante cose. Spesso c’è motivo di temere per il nostro futuro, molte notizie possono creare angoscia e farci chiedere dove andremo a finire. Sappiamo, però, che anche il male peggiore non è più forte di Dio:
“…io pongo sempre davanti a me il Signore, sta alla mia destra, non potrò vacillare.” (dal Salmo)
Così Dio è dalla nostra parte, ha promesso di salvarci, di darci continuamente la vita, e per l’eternità, e di conservare la bellezza della creazione, a partire dal dono stesso di noi stessi, unici e irripetibili. Ciascuno di noi è un’opera d’arte per Lui e le sue promesse sono veritiere:
“…questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni…e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi potete vedere ed udire.” (dagli Atti degli Apostoli)
E’ questo il salto di qualità che ha spinto gli Apostoli a non avere più paura, ad uscire dal privato, a pregare insieme nel tempio, ora nella Chiesa, a rendere veritiera, con la testimonianza delle opere, la salvezza per ogni anima che si converte alla sua Legge, quella dell’amore. Un Amore così grande che ci rende figli, per il merito di Gesù Cristo, e quindi fratelli sotto l’unica casa che è la Chiesa di Gesù:
“…e se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri.” (dalla Prima Lettera di Pietro)
Ecco allora che quella paura che attanagliava e che ancora ci sovrasta può davvero trasformarsi in timore di Dio, quanto basta per sforzarci di realizzare la nostra vita con quelle opere a lui gradite che possono e devono fare bene al prossimo, ma con una logica di servizio finalizzato ad un servizio più grande, quello di rendere onore a Dio come ad un Re. I nostri passi non vacilleranno, neppure nell’ora più buia del nostro tempo, e avremo, quindi, la possibilità di essere partecipi dei bisogni della nostra gente, della nostra terra, delle nostre famiglie. E’ solo questo il modo di essere stranieri in terra.
At 2,14a.22-33 / Sal 15(16) / 1Pt 1,17-21 / Lc 24,13-35

digiemme

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