sabato 22 giugno 2019

CHE NIENTE SIA SPRECATO


Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (Anno C)
Chiesa della Moltiplicazione dei pani di Tabga, particolare
Ho come l’impressione che si sia perso il significato profondo dell’Eucaristia cui oggi siamo invitati a guardare con particolare attenzione grazie alla Parola che abbiamo ascoltato. La moltiplicazione dei pani e dei pesci è uno dei miracoli più conosciuti perché anche ben raccontato nelle varianti dei Vangeli sinottici. La partecipazione alla Santa Messa domenicale che, come ben sappiamo, in questi ultimi anni ha visto una drastica diminuzione di presenze, parimenti vede, però, una significativa adesione dei fedeli presenti alla comunione, nonostante il deserto davanti ai confessionali. Verrebbe da dire, giusto, se si partecipa è bene partecipare fino in fondo. Avvenne così anche nella notte del Cenacolo, ma:“…nella notte in cui veniva tradito…questo è il mio corpo…questo è il mio sangue…” (dalla prima lettera ai Corinti di San Paolo).
Anche in quella notte tutti parteciparono, ma ci fu chi lo tradì; può essere che anche oggi fra quanti si mettono allegramente in fila per ricevere la Comunione, ci siano anche coloro che, poi usciti dalla chiesa, non sono poi mica tanto suoi buoni discepoli. Lo si evince da quanto sta avvenendo nella chiesa stessa, dove le divisioni, le incomprensioni, la confusione incidono in modo significativo sulla presenza dei cattolici nella società, nella cultura, nella politica. Potremmo dire, loro responsabilità, ma il dubbio che in questo modo si stia sprecando, e alla grande, la grazia che viene dal dono del Corpo e del Sangue di Cristo è tale che bisogna porsi delle serie domande circa il come ci si accosta al Sacramento dell’Eucaristia. Penso alla prassi ormai consolidata del ricevere l’Ostia in mano, penso che non è permesso inginocchiarsi nel riceverla, penso alla mancanza del tempo del raccoglimento e del ringraziamento, penso alla banalizzazione degli incarichi non necessari a “Ministri straordinari dell’Eucaristia”, penso ad un’azione liturgica che non è più per Dio, ma per l’assemblea. Si capisce che tutto si appiattisce e non si trova, poi, neppure corrispondenza con le opere che ogni buon cristiano dovrebbe nutrire proprio in forza della sua unione con Cristo.
Un pensiero di Anne Lecu può aiutarci in questo senso:
“Non c’è etica cristiana senza lo sconvolgimento che la misericordia di Dio ha provocato in noi: può essere penetrata in noi a goccia a goccia o averci girati come una frittella. Le opere di misericordia sono innanzi tutto e prima di tutto il nostro modo di ringraziare Dio dei suoi doni; tutta l’etica, tutta la morale cristiana, non ha altro fine che un’azione di grazie, una “eucaristia” nel senso etimologico del termine.”
Comprendiamo bene, quindi, che se questa “eucaristia” non viene trasmessa con la preghiera di adorazione:
“…sia benedetto Abram dal Dio Altissimo, creatore del cielo e della terra.” (dal Libro della Genesi)
non viene esaltata come:
“…dal seno dell’aurora come rugiada, io ti ho generato.” (dal Salmo 109)
il tutto viene a ridursi in un semplice gesto che lascia il tempo che trova. Ecco dove sta lo spreco. Eppure il Vangelo di oggi ci dice altro:
“…li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla…e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.” (dal Vangelo secondo Luca)
Dopo averli spezzati non li diede da distribuire ai primi “pinco pallino”, ma agli apostoli perché questi potessero continuare nella consacrazione e nella distribuzione di quel “pane” come poi ben capirono nella notte del Cenacolo. Nulla può essere sprecato, soprattutto con il peccato, perché la condanna sarà tremenda, Giuda docet.
Se le ceste degli avanzi furono portate via è perché avrebbero sfamato anche il giorno dopo, se vogliamo che il Corpo e il Sangue di Cristo continuino a “sfamare” i sazi di oggi, bisogna che davvero ci mettiamo a ben proteggere le ceste nei Tabernacoli affinché nulla vada perduto e il seme sia salvato.
Gen 14,18-20 / Sal 109(110) / 1Cor 11,23-26 / Lc 9,11b-17
digiemme

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