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sabato 21 aprile 2018

IL RIFUGIO

Quarta Domenica di Pasqua(Anno B)
Quando ci si appresta, zaino in spalla, ad un’escursione di giornata in alta montagna, ha quasi sempre come meta il “rifugio”. Penso, per esempio, a quello di “Città di Vigevano”, partendo da Alagna Valsesia. La camminata è lunga, impervia, faticosa. Il rischio che il tempo cambi è sempre alto, le soste per riprendere fiato doverose. Ma poi, quando si raggiunge l’ultimo strappo ed in alto si vede la sagoma del “rifugio”, quando vi si entra e si tira un sospiro di sollievo, si sente il calore dell’accoglienza, allora capisci di essere al sicuro, di non doverti più preoccupare, sei importante, tutti sono pronti ad ascoltarti, pronti al servizio perché sanno la fatica che hai affrontato:
“…è meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell’uomo. E’ meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nei potenti.” (Sal 117)
E’ Lui il rifugio, quando nel corso della nostra vita decidiamo, infine, di caricarci sulle spalle tutte le nostre malefatte, che zaino pesante, e guardando all’alto della croce, con capo chino, cominciamo, una buona volta, a pregare il Buon Dio affinché ci guidi nel giusto sentiero.
Certo, troveremo tempo brutto, avremo bisogno di soste presso il confessionale, ma la sagoma di una Chiesa, prima o poi, magari poco prima dell’ultimo balzo, sempre la potremo vedere. E quale sarà la nostra consolazione, il nostro ritrovarsi a casa, fra amici, che ti ascoltano, che ti servono perché:
…vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente.” (dalla prima Lettera di Giovanni)
E’ così che ogni volta che raggiungiamo una meta dovremo sentirci, figli amati in quanto fratelli per grazia di Gesù Cristo, perché in nessun altro:
“…in nessun altro c’è salvezza…Questo Gesù è la pietra che è stata scartata da voi, costruttori…” (dagli Atti degli Apostoli)
La pietra che i costruttori hanno scartato, la pietra su cui poggia tutta la Chiesa, la pietra che costituisce il nostro corpo che è il nostro tempio, che può essere distrutto dai cattivi costruttori, ma può pure ricostruirsi, può risorgere proprio perché in Lui e solo in Lui c’è salvezza.
Inoltre è pure il “Buon Pastore”, colui che conosce le sue pecore:
“…il mercenario, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde…Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me…e ho altre pecore che non provengono da questo recinto.” (dal Vangelo di Giovanni)
Abbiamo capito bene, non ci abbandona, non ci vende al primo venuto, ci conosce uno per uno e si preoccupa anche di quelli che devono venire da altri recinti. Ha cura delle pecore madri e protegge in particolare i più indifesi, si carica sulle spalle tutti gli agnellini del mondo e con Lui non ci sono mercenari che possano spadroneggiare. Alla fine il lupo potrà anche ottenere qualche preda e potrà pure disperdere il gregge, ma l’ovile del buon pastore sarà sempre il nostro rifugio.
At 4,8-12 / Sal 117(118) / 1Gv 3,1-2 / Gv 10,11-18

digiemme

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