mercoledì 24 maggio 2017

CALZADA DEL COTO – RELIEGOS 14.08.2009 XVII tappa

“Quando senti qualcuno cantare, fermati e ascolta, perché un cuore che odia non ha canzoni”
Ormai ci abbiamo preso gusto e alle 5.45 siamo già sul cavalcavia che supera la superstrada Burgos-Leon, pronti a lasciare il paese di Calzada nel buio della notte. Non come ladri, ma come viandanti speranzosi di un’altra giornata felice.
Riprendere il sentiero non è stato facile a causa di un cantiere stradale, uno dei tanti di questa Spagna in perenne fermento elettorale. Il nostro passaggio ha svegliato di soprassalto un operaio che se la dormiva di grosso dietro a dei cartelli e anche noi ci siamo un po’ spaventati, quasi mettendo le ali per allontanarci il più presto possibile da quella gimcana edile.
Per certi versi ci ha fatto anche bene, perché il passo che abbiamo intrapreso è risultato veramente sostenuto e, in men che non si dica, ci siamo ritrovati al paese successivo, Bercianos Del Real Camino, per una sostanziosa colazione.
Bercianos è un bel paesino rurale che ha la fortuna di stare sulla traiettoria del cammino e quando rimane alle spalle si perde nel paesaggio tipico della nostra pianura lomellina dove la linea visiva svanisce nella fosca e quiete vita dei filari, dei campi, dei canaletti, delle strade che vanno all’infinito.
E’ in questo quadro che incontreremo il secondo paese della giornata, El Burgo Ranero, proprio un borgo, e dopotutto con un nome così che ci si poteva aspettare? Però è piacevole attraversarlo: un’occhiata al rifugio Domenico Laffi (uno storico, un personaggio del XVII secolo, uno dei primi ad aver steso una guida per il pellegrino a Santiago), e una buona sosta di riposo prima della mazzata finale. Infatti, appena dopo aver osservato gli acquitrini che circondano El Burgo, guardiamo avanti a noi gli oltre 13 chilometri di niente che ci dividono dal nostro arrivo tappa.
Il sentiero è parallelo ad una strada asfaltata, una provinciale poco trafficata, è ben in sicurezza e c’è pure apposita pista per i pellegrini ciclisti, per cui non siamo costretti ad ogni loro avvicinamento a spostarci al grido dei loro “ola”. Com’era prevedibile il sole è ormai quasi al suo apice e gli strenui alberelli piantati lungo tutta questa via sono ancora, appunto, dei mini platani, per ora, e non danno ombra degna di sollievo.
Nel frattempo la vescica sul tallone della Mariella ha ripreso a fare male. Un fazzoletto, ben fissato sotto, attenua il fastidio ed il passo ritorna ad essere veloce. Quasi ce ne meravigliamo, superiamo, noi, altri pellegrini, andiamo via spediti, appaiati (c’è lo spazio), parliamo delle nostre cose, della nostra storia, degli anni trascorsi insieme, dei nostri figli, delle speranze per il futuro e…cominciamo a cantare. Abbiamo fatto quasi tutto il repertorio del Gruppo Giovanile Immacolata e qualche altro canto profano tipo De Andrè, Morandi, Battisti, Dalla…E’ stato bellissimo. Così cantando, di colpo appare la ferrovia, segnale che siamo quasi arrivati e, contenti e sudati, senza voce e ridenti, alle 12.45 entriamo in Reliegos.
Il rifugio comunale, ricavato nell’ex scuola del paese, è già aperto: siamo i primi a registrarci, ci scegliamo i posti migliori e inauguriamo il servizio doccia di quel giorno.
Il paese è piccolo, con due bar che si contendono la bella e buona vita della gente del posto e dei pellegrini e anche noi ne approfittiamo per un buon pranzo. Quando rientriamo per il riposino pomeridiano, troviamo la coppia di orientali che avevano dormito sul letto a castello sopra di noi a Calzadilla, dove avevamo perso il nostro sacchetto farmaceutico. Speranzosi che l’avessero con loro, ancora una volta, però, non siamo riusciti a far loro spiccicare una parola e neppure un cenno di avvenuta comprensione della nostra richiesta. Pazienza. In compenso era arrivato anche il gruppo di amici spagnoli che, partiti anche loro abbastanza presto da Calzada, hanno invece optato per una variante che, pur allungando il tragitto, permette di ritrovare l’antica via romana (la Traiana che univa Burgos ad Astorga), attraverso il paese di Calzadilla De Los Hermanillos.
La loro compagnia rende piacevole il resto della giornata che trascorre pigra fra le sonnolente e accaldate vie in attesa della cena. Del resto, ci consoliamo pensando che domani sera potremo fare “baldoria” in quel di Leon: è quanto ci basta per una buona notte.

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