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sabato 12 novembre 2016

TEMPI DI CASTIGHI



Domenica XXXIII del Tempo Ordinario
Sono tempi grami, per i cattivi e per i buoni. Il profeta Malachia ci va giù pesante:…allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizie saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà…fino a non lasciare loro né radice, né germoglio”
Che dire? La storia non c’insegna nulla? Così come viene presentato il fuoco è chiaramente l’anteprima dell’inferno. E quanti inferni, solo negli ultimi tre secoli, l’umanità ha dovuto sopportare, dalla rivoluzione francese alla seconda guerra mondiale, dalle stragi vandeane a quelle spagnole, dal genocidio armeno all’olocausto, dal comunismo al nazismo, e altre scie di sangue ancora e poi ancora.
Non c’è scampo, dice il profeta che non rimarrà più radice e più germogli, i popoli saranno stravolti, non si riconosceranno più, non faranno più figli, niente più germogli con l’aborto imposto per legge, con la produzione programmata dei figli dell’uomo, e tutti saranno cancellati dalla faccia della terra.
In particolare succederà così per i cristiani, come accadde per i cristiani del nord Africa e come succede per quelli del Nord Europa e come avverrà anche per noi se intraprenderemo, anche noi, la via luterana.
Questo fuoco si espanderà, brucia ancor di più se non mettiamo mano, in modo serio e degno al lavoro che responsabilizza, senza cercare le facile via d’uscita…tanto ci penserà qualcun altro…
Ma il Salmo ci dà il preambolo con cui si muoverà il Signore:…”davanti al Signore che viene a giudicare la terra: giudicherà il mondo con giustizia e i popoli con rettitudine”.
In questi tempi, quindi, conviene proprio accettare i consigli dell’apostolo Paolo:…”non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi”  Ci viene in mente qualcosa?
Gli avvenimenti, gli accadimenti di questi anni non sono già dei castighi?
Escludendo assurdamente che possano avere connotazioni divine è solo segno di superbia, come a dire che i nostri, personali, peccati non hanno alcuna conseguenza in noi e in quelli che ci stanno attorno.
E’ come a dire che Gesù esagera quando nel Vangelo di Luca:…”vi perseguiteranno, imprigioneranno, a causa del mio nome…sarete traditi…vi uccideranno…sarete odiati…a causa del mio nome…Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”
Ma quando mai…a causa del nome, se anche così fosse, basterebbe cancellare il suo nome e tutto sarebbe più tranquillo e più semplice. E’ forse quello che sta avvenendo o si cerca di realizzare con una ipotetica nuova chiesa del terzo millennio.
Quante cose stanno crollando, anche la chiesa di San Benedetto, quante certezze, quante verità si vogliono cancellare, quasi a proiettarsi verso una chiesa terza, senza più il suo nome. E il fuoco brucia, ma se persevereremo nella professione di fede, sul suo Nome, avremo salva la vita.
Soprattutto avremo salvi le radici e i germogli. La Chiesa è di Dio, in Lui sono le nostre radici, potranno avvelenare la pianta, tagliare tutti i rami, incidere il tronco, ma il seme sottoterra è Lui che lo custodisce e quando rispunterà dall’arida terra, sicuro, troverà mani bianche e pure capaci teneramente di proteggere i germogli e di innescarli nella millenaria tradizione di una Chiesa che non muore. Magari non saranno le nostre mani, ma che importa, preoccupiamoci, con coerenza, di tenere fra le nostre quelle dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Ml 3,19-20a / Sal 97(98) / 2Ts 3,7-12 / Lc 21,5-19

digiemme

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