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sabato 11 giugno 2016

LA PECCATRICE


XI° Domenica del Tempo Ordinario
Maria Maddalena - Canova
Peccato-Fede, che binomio. Senza fede ci può essere il peccato, senza il peccato può anche non esserci la fede. Sembra logico e comprensibile, ma cosa può cambiare questa constatazione?
Tutto cambia quando ciascuno, in sé stesso, ammette e riconosce il suo peccato. Come hanno fatto Davide in modo esplicito e Maria Maddalena nei gesti che racconta il Vangelo. Non cercando il peccato del mondo, quello degli altri, ma proprio e solo quello che ognuno, nella sua esistenza, sa di aver vissuto. Tutto cambia quando ci si lascia invadere dalla Grazia della fede. E’ questa, in sostanza, che ti permette di identificare la sostanza del tuo peccato.
In particolare, proviamo a guardare la figura di Maria Maddalena: di sicuro era una peccatrice, ma non conosciamo come e perché sia giunta a tale sua condizione di vita; di sicuro sappiamo che non era contenta della sua vita e, senza sapere il perché di preciso, al cospetto di Gesù Cristo e delle cose che diceva e faceva, si sentì attratta da questo Profeta che girava per la Galilea. Sentiva che quell’uomo aveva un’attenzione per le cose vere della vita che altri deridevano. Ancor prima che il suo sguardo si posasse su di lei, comprese che doveva andargli incontro ed era certa che l’avrebbe accolta. Quante analogie con le donne che incontriamo al Centro di Aiuto alla Vita. Chi viene da noi a chiedere aiuto, conforto, consiglio, sa che verrà ascoltata, che troverà sguardi di umanità.

Ecco, in questa corsa di Maria Maddalena c’è tutta la prima fase di cambiamento: l’accettazione della Grazia della fede.
La seconda fase è l’incontro cui lei partecipò con il linguaggio che le era più congeniale per
onorare con i pochi mezzi di cui disponeva: le lacrime, i capelli, il profumo. Lei onora così Gesù, bagnandogli i piedi impolverati asciugandoli con i capelli e profumandogli il capo.
Guardiamo ora Gesù, come Lui coglie questi gesti e le condizioni con cui vengono eseguiti e li confronta con quelli del suo ospite, chiaro esempio di uomo senza peccato, ma senza fede. Soprattutto guardiamo come sa accentuare, in quelle condizioni, la figura della peccatrice:
piangendo, esprime in pieno la contrizione, umiliandosi, accentua il pentimento e servendo, il proponimento di cambiare.
Sono queste le caratteristiche espressioni pubbliche con cui Maria Maddalena si è umilmente  avvicinata a Gesù. Per analogia, questi dovrebbero essere i criteri, contenuti nello stato d’animo, con cui dovremmo avvicinarci al confessionale.
Di conseguenza, il confessore dovrebbe saperli riconoscere allo stesso modo nel peccatore che, inginocchiatosi (l’umiltà) saprà dire “ho peccato contro il Signore” .
Allora sì, comprenderemo il salmo… “beato l’uomo a cui è tolta la colpa, beato l’uomo cui Dio non imputa il delitto e nel cui spirito non è inganno”. Contrizione, pentimento, cambiamento, così e solo così avremo Misericordia.  Allora sì, comprenderemo San Paolo… “sapendo tuttavia che l’uomo non è giustificato per le opere della Legge, ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo”.
Se non coviamo nel cuore l’inganno, se non ci illudiamo di avere dei “punti” per le opere della Legge che compiamo, allora sì, saremo giustificati, cioè ci sarà concesso l’ingresso nel Regno di Dio.
E prima di entrarci, avremo la certezza di vivere questa vita come se già ci fossimo, il Regno in terra, perché Gesù Cristo ci dice, ogni volta che ci avviciniamo a Lui:… “la tua fede ti ha salvato, va in pace” (Vangelo).
In questa pace c’è il salvacondotto della sua persona e noi vivremo così in Lui, anzi, come dice S. Paolo… “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20)…ed io non posso più farne a meno perché questa è la mia gioia , è il mio bene supremo, è la mia ricchezza. Sentiamo allora il sussurro di Maria  Maddalena, ancor più vero di quello di Davide:“perdonata…sono in pace…non morirò più”..e seguì Gesù per tutta la vita.
2Sam 12,7-10.13 / Sal 31(32) / Gal 2,16.19-21 / Lc 7,36-8,3

digiemme

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