XXV DOMENICA del T.O. anno A

                         Il tempo dei lavoratori
                                       Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto
                                                          e li hai trattati come noi


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Ci fu un tempo in cui, passati gli anni del catechismo, dell’oratorio, del primo innamoramento, dell’adolescenza, staccai dal frequentare la chiesa e me ne andai a bivaccare altrove. Nei bar, agli angoli delle strade, a girare da discoteca a balere, da festa in festa. Oziando, anche cercando di vincere la noia. Fino a quando arriva, chissà perché e per come, un “padrone” che ti propone cose diverse, niente di speciale, solo un qualcosa che ti pare un poco più utile per la vita. Tua e, magari, di altri. Come dire, è accaduto, più o meno, come avvenne a quei lavoratori del Vangelo che stavano in piazza senza fare nulla: “…il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.” (dal Vangelo secondo Matteo)
Il bello è che quel “padrone” non uscì solo all’alba, ma diverse volte nel corso della giornata. Nel mio caso penso di poter essere paragonato ad uno di quelli che stavano in piazza, all’angolo di una strada, verso mezzogiorno.E via a lavorare, pur con la poca esperienza che si riesce a mettere in campo, ma con dei buoni vignaioli, cioè dei buoni preti, si riesce a far rendere al meglio il lavoro da svolgere.
Certo non fu e non è facile corrispondere, come lo fu per i Padri del Deserto, che avevano come riferimento un testo in cui si affermava: “non voglio mai altro tempo che quello che Dio vuole poiché io desidero tutto ciò che piace a Lui. Così mi concede pure il raccolto che desidero”.  
Non sempre, però, i vignaioli sono adeguati alle loro mansioni. Succede così che alcuni lavoratori non ritornino a lavorare in quella vigna. Sono i delusi, ma pure coloro che non vogliono staccarsi dalle facili proposte del mondo. Per questi ultimi vale quanto ammonisce il profeta: “…l’empio abbandoni la sua vita e l’uomo iniquo i suoi pensieri.” (dal Libro del profeta Isaia)
L’uomo può sempre trovare in sé la forza per liberarsi da pensieri sbagliati, cambiare vita, trovare la via della conversione, ma il mondo no! Il mondo preferisce bruciare, come sta avvenendo. Ma “è questo il modo con cui finisce il mondo: non già con uno schianto, ma con un piagnisteo”. (T.S. Eliot)
E’ un piagnisteo continuo, basta toccare uno solo dei totem come il diritto alla vita, l’aborto, l’eutanasia, il gender che avviene, secondo i gestori di questo mondo, la fine del mondo.
In realtà, ci siamo vicini, a causa di quelle ingiustizie che sono fatte passare per diritti. In questo drammatico spettro occorrono lavoratori fedeli. C’è, perciò, da augurarsi che gli ultimi lavoratori chiamati alla vigna del Signore sappiano essere coerenti come dice l’apostolo: “…comportatevi dunque in modo degno del Vangelo di Cristo”. (dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi)
Anche perché il Buon Dio ci paga tutti con la medesima moneta, è la sua forma di carità nei nostri confronti.
Santa Caterina da Siena, ci ha lasciato scritto: “quanto è dolce la carità, questa tenera madre! Essa è senza amarezza e dà sempre con gioia al cuore di colui che la possiede”.
Notare: la carità assimilata alla madre. Ci sarebbe da riflettere molto su questo assioma, ma, per ora, preoccupiamoci di essere pronti a rapportarci prima con il “padrone” di casa e poi con gli altri lavoratori, perché: “…misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature”. (dal Salmo 144)
Dalla lettura dell’intero brano evangelico emerge un “padrone” un po’ burbero, staccato. Invece, con l’aiuto del salmista scopriamo il vero volto del Signore che ci chiama a lavorare alla sua vigna: è velato, bisogna andare oltre l’apparenza, per osservarne il riflesso e cogliere in esso tutta la tenerezza della sua carità. Non c’è altro “padrone” che ci paga con tale moneta.

Is 55,6-9  /  Sal 144(145)  / Fil 1,20c-24.27a  /  Mt 20,1-16
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