IL DEBITO
Sono io che
scelgo se uccidere un bimbo nel grembo di sua madre
se risparmiare invitando
i malati e i vecchi a suicidarsi
Sono io che dimentico il vero senso
della vita
Poi, la storia prosegue e vedremo
come andrà a finire, partendo anche dal presupposto che “la gente è superba
quando ha qualcosa da perdere, è umile quando ha qualcosa da guadagnare.”
(Henry James)
Invece, il Buon Dio (il famoso
padrone del Vangelo) ha un’altra visione delle cose e lo fa sapere attraverso
il salmo che canta: “…Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue
infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia.”
(dal Salmo 102)
Infatti, Lui sa trovare quel
confessionale sperduto del cuore di ogni servo imprudente e cerca di
trasformarlo in un luogo di misericordia, sapendo che “l’umiltà è la virtù più
difficile da conquistare; niente di più duro a morire del desiderio di pensare
bene di sé stessi.” (Eliot Thomas Stearns)
E’ la prerogativa di chi ritiene cosa buona
ogni mezzo per fare valere le proprie ragioni ed il proprio interesse. Siamo in
molti a pensarla in questo modo, salvo, magari, alla fine del nostro tempo
ripensarci su, alla soglia dell’ultimo giudizio, quando qualcuno tornerà ad
ammonirti: “…ricordati della fine e smetti di odiare, della dissoluzione e
della morte e resta fedele ai comandamenti.” (dal Libro del Siracide)
Certo, sappiamo bene, ciascuno
tenta di giustificarsi dando la colpa ad altri, alla società, alla politica, ai
padroni, ma “ecco gli uomini! Se la prendono con le scarpe, quando la colpa è
dei piedi.” (Samuel Beckett)
Siamo noi, sono io che decido
quale strada intraprendere, non le mie scarpe. Sono io
che scelgo di discriminare con la violenza, se ritenere un diritto uccidere un
bambino nel grembo di sua madre, se risparmiare sui costi della sanità
invitando i malati, i vecchi a suicidarsi con l’assistenza di ogni confort.
Sono io che dimentico il vero senso della vita, che dimentico di quel dono
unico e irripetibile di ogni vita, soprattutto perché: “…sia che viviamo,
sia che moriamo, siamo del Signore. Per questo, infatti, Cristo è morto ed è
ritornato in vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.” (dalla Lettera
di San Paolo Apostolo ai Romani)
Cioè, ci dimentichiamo di essere,
comunque, parte di un progetto che ci vede protagonisti privilegiati in quanto,
fin dal principio, voluti solo per Amore.
Quel servo aveva avuto, di fronte
al suo padrone compassionevole, la possibilità di capire il significato della
bontà, ma se ne distolse, nonostante le concessioni che gli vennero accordate.
Così anche noi, così anch’io, quando girato l’angolo del confessionale, quando
usciti dalla Chiesa, ritorniamo ad ammonticchiare il nostro debito. E’
opportuno, a questo punto, ricordarci che fine fece quel servo di cui parla il
Vangelo. Suona bene, allora, un pensiero di Charles de Foucauld con riferimento
alle beatitudini, per capire quale percorso dovremmo, invece, intraprendere: “Beati
coloro che saranno così poveri di spirito, così vuoti di tutto, così pieni di
Me!”
Sir 27,33—28,9(nv) [gr
27,30—28,7] / Sal 102(103)
/ Rm 14,7-9 / Mt
14,21-35