I NOSTRI OCCHI
Allora si
aprirono loro gli occhi e lo riconobbero
Ma egli
sparì dalla loro vista
Anche ai nostri occhi, oggi più
che mai, è impedito di vedere il Signore Gesù quando si affianca e cammina con
noi. Qualche volta, invece, mi pare proprio di sentire “la sua mano posata
sulla spalla ed il suo passo al pari col mio”.
Succede, per esempio quando mi
faccio pellegrino sulle strade che portano ad un Santuario o verso un
itinerario spirituale, come luoghi dove sviluppare momenti di riflessioni e di
domande sul senso della vita. In questo senso mi dà conferma il salmo quando vi
leggo: “…il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la
mia vita”. (dal Salmo n.15)
Pensiamo che la vita sia un
insieme di circostanze favorevoli per definirci, mentre in realtà tutto è
dovuto alla magnificenza di Dio che dona la vita solo per amore e come tale
deve essere vissuta per proseguire fino all’eternità. Ci è dato il tempo
necessario, a ciascuno secondo il suo tempo e “non c’è nulla di più prezioso
del tempo, perché è il prezzo dell’eternità”. (Louis Bourdaloue)
Questo ci porta inevitabilmente
al giudizio su ciascuno di noi, sicuro che il Signore Dio: “…giudica ciascuno
secondo le proprie opere; comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui
vivete quaggiù come stranieri”. (prima Lettera di San Pietro Ap.)
facciamo allora attenzione a come
spendiamo i nostri giorni dal momento in cui cominciamo a capire come
rapportarci con gli altri, con il mondo che ci sta attorno, fino all’ultimo dei
nostri istanti prima della morte.
Senza illuderci che c’è sempre
tempo per rimediare, per rimettersi in carreggiata, perché “chi mai quando
arriva la stagione della mietitura riesce a riempirsi il grembo di covoni se al
tempo della seminagione è rimasto in casa seduto o a dormire?” (San Basilio)
Ricevuto il Battesimo, abbiamo
quella carica riscontrabile fin da subito che viene dallo Spirito Santo: “…e
dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi
stessi potete vedere ed udire.” (dagli Atti degli Apostoli)
E’ così che, ancora oggi, “la
vigna del Signore, piantata nella fede, affonda le sue radici nella carità.
Lavorata dall’obbedienza, fertilizzata dalle lacrime del pentimento, irrigata
dalla parola dei predicatori, produce vino che ispira gioia e non la cattiva
condotta, vino dolcissimo che allieta veramente il cuore dell’uomo.” (San
Bernardo)
E’ così che, ancora oggi,
possiamo davvero vedere gli effetti dell’azione dello Spirito e lo possiamo
vedere con i nostri occhi. Certo, si potrebbe sperare di più, si dovrebbe
plasmare il mondo meglio di quanto avviene, per costruire quella civiltà dell’amore
che è propria dell’annuncio evangelico. Purtroppo, ci comportiamo anche noi un po’ come quei due discepoli di Emmaus,
delusi e confusi, anche ignoranti dei compiti che comporta essere discepoli del
Signore.
Però possiamo rimediare come loro
perché: “…quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo
spezzò e lo diede a loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero.
Ma egli sparì dalla loro vista.” (dal Vangelo secondo Luca)
Riflettiamoci sopra: non avviene
così quando alla Messa, il sacerdote prende il pane, recita la benedizione, lo
spezza e ci viene offerto? E noi, in grazia di Dio, lo prendiamo, pieni di
stupore, pur non vedendo con i nostri occhi Gesù.
Quell’episodio fu determinante
per dare forza ai due, e non solo.
La nostra partecipazione
all’Eucaristia è, di conseguenza, determinante per darci la forza necessaria per
migliorare la nostra vita e le opere che testimoniano, in ultima analisi, la
nostra fede nel Signore Gesù Cristo, il Risorto.
At 2,14a.22-33 / Sal
15(16) /
1Pt 1,17-21 / Lc 24,13-25
digiemme