Terza Domenica di Pasqua anno A

 I NOSTRI OCCHI

Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero
Ma egli sparì dalla loro vista


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Anche ai nostri occhi, oggi più che mai, è impedito di vedere il Signore Gesù quando si affianca e cammina con noi. Qualche volta, invece, mi pare proprio di sentire “la sua mano posata sulla spalla ed il suo passo al pari col mio”.
Succede, per esempio quando mi faccio pellegrino sulle strade che portano ad un Santuario o verso un itinerario spirituale, come luoghi dove sviluppare momenti di riflessioni e di domande sul senso della vita. In questo senso mi dà conferma il salmo quando vi leggo: “…il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita”. (dal Salmo n.15)
Pensiamo che la vita sia un insieme di circostanze favorevoli per definirci, mentre in realtà tutto è dovuto alla magnificenza di Dio che dona la vita solo per amore e come tale deve essere vissuta per proseguire fino all’eternità. Ci è dato il tempo necessario, a ciascuno secondo il suo tempo e “non c’è nulla di più prezioso del tempo, perché è il prezzo dell’eternità”. (Louis Bourdaloue)
Questo ci porta inevitabilmente al giudizio su ciascuno di noi, sicuro che il Signore Dio: “…giudica ciascuno secondo le proprie opere; comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri”. (prima Lettera di San Pietro Ap.)
facciamo allora attenzione a come spendiamo i nostri giorni dal momento in cui cominciamo a capire come rapportarci con gli altri, con il mondo che ci sta attorno, fino all’ultimo dei nostri istanti prima della morte.
Senza illuderci che c’è sempre tempo per rimediare, per rimettersi in carreggiata, perché “chi mai quando arriva la stagione della mietitura riesce a riempirsi il grembo di covoni se al tempo della seminagione è rimasto in casa seduto o a dormire?” (San Basilio)
Ricevuto il Battesimo, abbiamo quella carica riscontrabile fin da subito che viene dallo Spirito Santo: “…e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere ed udire.” (dagli Atti degli Apostoli)
E’ così che, ancora oggi, “la vigna del Signore, piantata nella fede, affonda le sue radici nella carità. Lavorata dall’obbedienza, fertilizzata dalle lacrime del pentimento, irrigata dalla parola dei predicatori, produce vino che ispira gioia e non la cattiva condotta, vino dolcissimo che allieta veramente il cuore dell’uomo.” (San Bernardo)
E’ così che, ancora oggi, possiamo davvero vedere gli effetti dell’azione dello Spirito e lo possiamo vedere con i nostri occhi. Certo, si potrebbe sperare di più, si dovrebbe plasmare il mondo meglio di quanto avviene, per costruire quella civiltà dell’amore che è propria dell’annuncio evangelico. Purtroppo, ci comportiamo anche noi  un po’ come quei due discepoli di Emmaus, delusi e confusi, anche ignoranti dei compiti che comporta essere discepoli del Signore.
Però possiamo rimediare come loro perché: “…quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede a loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista.” (dal Vangelo secondo Luca)
Riflettiamoci sopra: non avviene così quando alla Messa, il sacerdote prende il pane, recita la benedizione, lo spezza e ci viene offerto? E noi, in grazia di Dio, lo prendiamo, pieni di stupore, pur non vedendo con i nostri occhi Gesù.
Quell’episodio fu determinante per dare forza ai due, e non solo.
La nostra partecipazione all’Eucaristia è, di conseguenza, determinante per darci la forza necessaria per migliorare la nostra vita e le opere che testimoniano, in ultima analisi, la nostra fede nel Signore Gesù Cristo, il Risorto.
At 2,14a.22-33  /  Sal 15(16)  /  1Pt 1,17-21  /  Lc 24,13-25
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