sabato 10 ottobre 2020

IL VELO STRAPPATO

 XXVIIIma Domenica T.O. (Anno A)

Mi sembra di ricordare che i primi martiri della famiglia francescana siano stati cinque frati inviati nel nord africa con l’intento di convertire i musulmani. Intenzione che era pure di San Francesco nei confronti del sultano dell’epoca. E’ storia e nessuno può cambiarla, il poverello d’Assisi se ne ritornò, però, a casa perché, in ogni caso, riscosse la stima dell’antagonista al punto che non permise a nessuno di fargli del male. Mi sovvengono questi fatti perché dal Vangelo di domenica leggo pure:
“…ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari, altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.” (dal Vangelo secondo Matteo). Chi altri erano, infatti, quei giovani fraticelli partiti per l’Africa, se non quei servi che il Padrone mandò a portare gli inviti per le nozze del figlio? Ma perché, mi domando, ucciderli, bastava dire che non interessava, bastava inventarsi una scusa, come d’altronde, molti fecero. Eppure c’è proprio scritto così, eppure ancora oggi molti cristiani vengono uccisi a causa della loro fede. E questo avviene nel silenzio assordante di chi dovrebbe alzarsi e denunciare questi fatti, ma se vengono compiuti contro i cristiani non sembra politicamente corretto prendersene a cuore. Tutto questo, spesso, grida vendetta al cospetto di Dio, ma è bene lasciare alla sua Parola il diritto di rispondere:
“…Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni.” (dal Libro del Profeta Isaia).
E’ chiaro che quel monte profetizzato sarà il Calvario, dove Gesù Cristo con la sua morte e resurrezione, stabilì le nozze con la sua Chiesa, e dove effettivamente si squarciò quel velo di ipocrisia che copriva il credo del popolo eletto. Tutta quella coltre però permane ancora oggi su tutte le nazioni. Gli invitati continuano a rifiutarsi, anche ad uccidere. Penso ai concepiti nel grembo delle loro madri, quali sconosciuti ed innocenti martiri del nuovo millennio. Quale nazione, infatti, non cala la coltre delle sue leggi abortiste per coprire crimini contro l’umanità e contro Dio? Di fronte a tutto questo c’è da lasciarsi prendere dallo sconforto e mettersi nelle mani di Dio, però, ragionando come San Paolo:
“…tutto posso in colui che mi dà la forza. Avete fatto bene, tuttavia, a prendere parte delle mie tribolazioni.” (dalla Lettera di San Paolo ai Filippesi).
In ogni epoca Dio ha mandato simili Santi e ce ne sono sicuramente anche fra di noi, penso a Madre Teresa di Calcutta, penso a Giovanni Paolo II, penso a Don Benzi, già però ascesi in paradiso. Fra le persone che conosco o che mi sono vicine, di tale spessore, non ne conosco, ma facciamo come dice San Paolo, restiamo vicini a coloro che sono, comunque, in prima linea perché chiamati ad esercitare i loro carismi a beneficio della Chiesa e degli uomini che aspettano di ricevere la buona novella di Gesù. Non ci sarà difficile perché abbiamo una risorsa incredibile:
“…davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici.” (dal Salmo).
Non è forse così che avviene ogni domenica quando ci rechiamo a Messa? Certo quell’altare imbandito è candido e ricorda quelle nozze cui, da ogni angolo della città, siamo stati invitati. I nemici, per ora, sono da scorgere nella pigrizia e nell’indifferenza con cui si accentua il rifiuto. Non facciamone loro una colpa, godiamo piuttosto della gioia che viviamo in quel momento di contemplazione e di unione con l’Amore Trinitario.

Is 25,6-10a / Sal 22(23) / Fil 4,12-14.19-20 / Mt 22,1-14
digiemme

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