sabato 16 novembre 2019

LA PAGLIA E LA PULA


Domenica XXXIII T.O. (Anno C)
Un’amica mi racconta che ogni qualvolta viene invitata a portare la sua testimonianza di moglie, madre, cristiana impegnata sul fronte della carità ed accoglienza, non prepara più di tanto ciò che deve dire, ma poco prima dell’incontro apre il piccolo Vangelo che tiene in tasca e vi trova sempre lo spunto da cui partire per la sua presentazione. Sembra riecheggiare la Parola di oggi, quando ascoltiamo:
“…mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa, io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.” (dal Vangelo di Luca)
Qui a dire il vero la situazione è un po' più critica perché si tratta di difendere la propria scelta di vita da chi ritiene che il cristianesimo e la Chiesa siano da cancellare dalla faccia della terra. Il Signore, però, non abbandona il suo discepolo. Mi viene in mente un passo di Isaia nel quale ci presenta il Buon Dio che ci nasconde: “la tua mano Signore mi ha nascosto”. Il Signore ci nasconde nella sua mano perché ci ama e ci protegge. E’ bella questa immagine della mano che si stende verso il figlio che rischia di soccombere, ricorda quelle mani di mamma che si appoggiano sul proprio ventre gravido come ad accudire e, quasi, accarezzare il figlio che cresce in attesa di nascere.

Tutto vero, ma c’è anche il retro della medaglia. Possiamo intuirlo quando leggiamo:
“…sentiamo, infatti, che alcuni fra di voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione.” (dalla seconda lettera di San Paolo ai Tessalonicesi)
La confusione che pervade la Chiesa di oggi, è inutile nasconderci dietro un dito, è un dato di fatto, nasce proprio a causa di tanti che vivono sugli allori, soprattutto vivono una vita da cristiani tiepidi, assoggettati alle direttive del mondo. Certo ci sono responsabilità diverse, ciascuno, però, guardi se stesso. Non possiamo adeguarci, non lasciamoci trasformare in pula che a nient’altro serve se non ad essere dispersa dai venti che spazzano pericolosamente la bimillenaria storia della nostra Chiesa, della civiltà che ha plasmato, della tradizione che ci è stata tramandata.
Non dimentichiamoci, poi, che saremo giudicati quando la fine giungerà alla nostra porta: “…il Signore viene a giudicare la terra, giudicherà il mondo con giustizia.” (dal Salmo 97)
E giudicherà ciascuno di noi. San Giovanni insiste molto sul fatto che Gesù ci ama fino alla fine. Egli, infatti, porta il giudizio al compimento quando ci ama peccatori strappandoci il male per assumerlo sulla croce. Questo è il vero giudizio, che ci spinge alla salvezza, ad aggiustare la vita, anche quando sembra perduta e tutto torna a posto, più bello e splendente di prima. Saremmo proprio ottusi se rifiutassimo questa opportunità, saremmo come quelli di cui parla il Profeta Malachia:
“…allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia.” E come paglia bruceranno. Purtroppo di superbi, di stolti, di canaglie in giro ce ne sono tanti e spiace perché dovrebbe essere compito nostro contrastarli con la nostra testimonianza, i nostri valori, la nostra fede, le nostre opere. Però, il peccato a volte ci sovrasta, senza trovare il coraggio di ammetterlo ed umilmente andare a confessarlo. Ci potrebbe aiutare questa preghiera:
“Dio che sei per me padre e madre e tutto, ti ringrazio per l’umiliante rivelazione del mio errare. Disperso e disorientato voglio ricominciare da capo, come un neonato, come un bambino, come un fanciullo per rallegrarmi dei tuoi doni e come figlio tuo per sperare tutto da te.”

Ml 3,19-20a / Sal 97(98) / 2Ts 3,7-12 / Lc 21,5-19  

digiemme

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