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venerdì 21 dicembre 2018

NON SI VIVE SENZA IL NATALE


Quarta Domenica di Avvento(Anno C)
La nascita di Gesù è da festeggiare solennemente, ma il Natale è subordinato liturgicamente alla Pasqua che è il centro attorno al quale ruota l’intero anno cristiano. Che la festa del Natale sia sotto attacco da parte del sistema consumistico per trasformarla in una festa “laica” a prescindere dalla causa prima dell’avvenimento è ormai un dato di fatto, ma noi dobbiamo essere coscienti della verità contenuta nell’epistola agli Ebrei: “…mediante quella volontà siamo santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre.”
Mi è capitato di vedere un presepe che veniva rappresentato in modo tradizionale, dove il paesaggio si elevava, nella parte opposta alla capanna, verso un’ondulata collina alla cima della quale si stagliavano tre croci. Dall’incarnazione alla resa di morte per il Figlio di Dio che prelude alla Resurrezione e alla sconfitta della morte affinché si realizzino tutte le profezie: “…Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, suo Dio, con la maestà del nome del Signore.” (dal Libro del Profeta Michea).

Egli si è elevato nella Pasqua, lasciandoci lo Spirito Santo perché con il suo dono riuscissimo a testimoniarlo, contando sulla sua forza e glorificandolo nell’annuncio della fede. Questo è il nostro compito, da battezzati, nella vita che ci è data da spendere per il bene del nostro prossimo. Siamo chiamati a fare questo all’interno della sua Chiesa, nella Missione e nella difesa delle verità di fede che essa professa. Spesso, purtroppo, nella storia, ed anche oggi, il tradimento alberga nel cuore stesso degli uomini, soprattutto di quegli uomini con incarichi particolari all’interno della comunità: ordinati, religiosi, professi, preoccupati solo di seguire il mondo. Le conseguenze sono ben ricordate dal Salmo: “…perché hai aperto brecce nella sua cinta e ne fa vendemmia ogni passante? La devasta il cinghiale del bosco e vi pascolano le bestie della campagna.”
Perché vediamo uomini e donne strenui oppositori del cristianesimo che entrano nelle chiese e che vengono lodati senza che questi manifestino il minimo pentimento?
Perché sentiamo parlare di religioni di pace quando queste stanno trascinando il mondo all’ultimo scontro e non bastano lo scannamento di ingenue fanciulle o il sacrificio di un povero prete per smetterla con l’illusione dell’integrazione? La realtà è questa e solo con una precisa identità della nostra civiltà, la coerenza nei nostri valori, la difesa della vita e della famiglia così come ci hanno insegnato due millenni di cristianesimo, si riuscirà a dare un futuro ai nostri figli. Scriveva San Luigi Orione: “Non disperiamo, ma anzi confidiamo grandemente in Dio. Non siamo di quei catastrofici che credono che il mondo finisca domani. La corruzione e il male morale sono grandi, è vero, ma ritengo e fermamente credo che l’ultimo a vincere sarà Iddio…Noi, per quanto minimi, dobbiamo portare il contributo della nostra vita.”
Il criterio per portare il nostro contributo, a questo punto, può essere solo quello di Maria:
“…in quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda…” (dal Vangelo di Luca)
Non è più il tempo di dormire, bisogna alzarsi e in fretta perché le cose non vanno bene, perché abbiamo ancora, nonostante tutto, tanta forza da mettere al servizio per il bene di tutti. Maria lo fece per aiutare sua cugina, anziana e incinta, noi facciamolo per la nostra Chiesa, anziana e in difficoltà, per ritrovare il senso ultimo della sua presenza fra gli uomini. Ne saremo consolati come è successo a Maria:
“…ecco appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo.” (dal Vangelo di Luca)
In questa consolazione e in questa gioia scopriamo tutto il significato del nostro vivere: un bambino che non è ancora nato ci parla della gioia, dello stupore, dell’amore ed è lui stesso la strada che ci permette di sussultare, anche noi, per la meraviglia della vita stessa. Strada scelta da Gesù stesso: ecco perché l’accoglienza della vita è valore assoluto, inalienabile; ecco perché, forse inconsciamente, anche il mondo che vuole stravolgere il Natale, in fondo non può farne a meno.
Mi 5,1-4 / Sal 79 (80) / Eb 10,5-10 / Lc 1,39-45

Digiemme

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