sabato 25 agosto 2018

DIMISSIONI E COSI’ VIA


XXI Domenica T.O. (Anno B)
La tentazione è forte, quella di voltare le spalle e andarsene perché quanto dice Gesù è troppo difficile da seguire nella vita di tutti i giorni. E, infatti, molti dei suoi discepoli che gli andavano dietro se ne tornarono alle loro abitudini.
In verità, oggi, sembrerebbe che la gente se ne vada dal frequentare la Chiesa perché, chi di dovere non parla più loro di Gesù, ma di ben altro. Immigrati, gay, sogni vari, famiglie varie, insomma tanti begli argomenti, ma che si potrebbero benissimo sentire in altri luoghi, così come d’altronde avviene.
“…se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, scegliete oggi chi servire…quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore.” (dal Libro di Giosuè).

Insomma, queste cose accadevano già nei tempi antichi. E la storia si ripete. Chi mai serve il Signore nella Chiesa di oggi? Chi mai, oggi, è felice di poter cantare il Salmo:
“…benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode…i poveri ascoltino e si rallegrino.” ( dal Salmo 33).
I poveri, cioè i semplici, i puri di cuore, i bambini, chi è capace di ringraziare il Buon Dio semplicemente per il dono della vita, siano aiutati a conoscere sempre meglio quel Buon Dio nella persona di Gesù Cristo, perché nell’incontro con Lui, nell’esistenza di tutti i giorni, possano sentirsi confortati e sostenuti nella speranza. E’ questo il senso del nostro pregare, sennò come mai potremmo capire la Parola di San Paolo agli Efesini che, politicamente scorretto, ci parla della famiglia:
“…e come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto…e voi mariti amate le vostre mogli come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei...”. (dalla Lettera agli Efesini).
E già, la famiglia, quella su cui la Chiesa ha costruito la sua storia di santità perché così ha voluto il Buon Dio fin dal principio e che Gesù Cristo ha confermato, sottoscrivendo il patto con la sua Chiesa, parlando dell’amore fra un uomo e una donna. Non fra un uomo e un uomo, una donna e una donna o altre varianti possibili di depravazione. Eppure proprio in questi giorni, nella sua Chiesa, si sta vivendo la Giornata mondiale della Famiglia in Irlanda e, proprio per l’incapacità a comprendere la portata di tale rivoluzione, si svolgono in contemporanea due congressi per parlare della famiglia, da una parte, e di famiglie dall’altra. Che confusione, senza contare che questo appuntamento viene registrato proprio in quella terra, una volta culla del cattolicesimo, l’Irlanda dove recentemente è stato legalizzato il diritto d’aborto, preceduto, qualche anno fa, del riconoscimento del matrimonio omosessuale. Non credo che la Chiesa voglia e possa sdoganare nessuna altra “famiglia”, ma evidentemente ci sono problemi, vedi l’omosessualità e i preti pedofili o pederasti, che sono dirompenti per la comprensione di quei poveri di cui si diceva nel Salmo. Allora il disamoramento e l’allontanamento dalla Chiesa diventa una realtà cui bisogna dare una risposta. Il Vangelo di oggi lo è:
“…disse allora Gesù ai dodici: “volete andarvene anche voi?” gli ripose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che Tu sei il Santo di Dio.” (dal Vangelo di Giovanni).
No, non daremo le dimissioni perché ci identifichiamo nelle parole di Pietro, perché conosciamo e riconosciamo che la Chiesa è il solo luogo dove possiamo avere parole per la vita eterna. Nessun altro, non c’è altro Dio, potere finanziario o politico che possano dare senso alla nostra vita. Non diamo in pasto ai porci quella verità che riguarda la Chiesa: Cristo ha dato la vita per Lei, non per altre religioni dell’uomo, e ci ha detto che anche noi dobbiamo fare altrettanto, ricordandoci anche il come, che è nelle nostre possibilità, restando fedeli nell’amore che si coltiva nella famiglia fra un uomo e una donna e fra loro e i loro figli. San Paolo aggiunge che questo è un Mistero grande ed è vero, ma proprio in questo sta il senso della nostra fede.
Gs 24,1-2°.15-17.18b / Sal 33(34) / Ef 5,21-32 / Gv 6,60-69

digiemme

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