sabato 21 luglio 2018

IL GERMOGLIO GIUSTO


XVI Domenica T.O. (Anno B)
Quando ci rechiamo alla Santa Messa domenicale sappiamo di presentarci al cospetto del Signore che ci accoglie nella sua Casa e: “…davanti a me tu prepari una mensa, sotto gli occhi dei miei nemici…”(dal Salmo).
Abbiamo nemici? Purtroppo è proprio così. Siamo sotto una morsa di chi non ci vuole bene. I cristiani sono coloro che a causa della fede sono i più perseguitati nel mondo. Il guaio è che spesso e volentieri a non volerci bene sono pure quelli che a parole dovrebbero difendere e salvaguardare l’integrità della propria professione di fede. “Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo…” (dal Profeta Geremia). Chissà, oggi, in quante omelie si sentirà piangere un “mea culpa” in relazione all’attuale vita della Chiesa che è in affanno. Non disperiamo, però: “…Ecco, verranno giorni nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero Re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra…e lo chiameranno con questo nome: Signore-nostra-giustizia.” (dal Profeta Geremia).

Il cristianesimo è una religione della memoria, ma non di una memoria triste, bensì di una memoria che supera il crimine subito da Gesù Cristo perché in quel Sacrificio del Figlio di Dio c’è tutta la redenzione che toglie, quando vogliamo, i nostri peccati. Per questo, con umiltà e contrizione, ci accostiamo a quella mensa preparata dal Signore-nostra-giustizia, per questo siamo in grado di poter capire ciò che scriveva San Paolo nella Lettera agli Efesini: “…Ora, invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Gesù.”
Con questo i problemi sicuramente rimangono, come i disagi e le sofferenze per le divisioni che si moltiplicano in ogni ambito e, soprattutto, nella presenza sociale.
In forza, però, di quel sangue versato di Cristo e la certezza della sua Resurrezione sappiamo che nessuna forza avversa potrà mai distruggere la Chiesa. Lui è il Re, è il saggio che esercita il diritto e la giustizia attraverso il suo Vangelo. La sua Potenza, però, è contornata da una tenerezza che solo il suo infinito amore contiene: “…sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore.” (dal Vangelo di Marco).
Ieri come allora Ci guarda da quella mensa e anche se non siamo una grande folla ha compassione di noi, perché ci manca una guida. Ma a noi basta Lui, a noi basta la consapevolezza che soltanto Cristo può pienamente soddisfare le attese profonde di ogni cuore umano e rispondere agli interrogativi più inquietanti sul dolore, l’ingiustizia e il male, sulla morte e l’aldilà.
Dunque, la nostra fede non è fondata su quel prete o quel vescovo, perché è a Cristo Signore che guardiamo ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, e non solo, l’importante è che questa fede diventi finalmente vita vera in ciascuno di noi.
Come un germoglio giusto che sa donarsi con tenacia e fedeltà ai principi che formano la morale cristiana. Che sa parlare al mondo senza acquisire il suo linguaggio, ma offrendo la freschezza della semplicità e la decisione di chi crede in quello che professa. Che sa sperimentare percorsi nuovi seppur antichi dove la dignità di ogni essere umano è rafforzata dalla condivisione e dalla solidarietà. Che sa di poter contare sulla forza che viene dalla conversione, perché questa ci trasformi  noi tutti in un dono (per-dono) costante.
Ger 23,1-6 /  Sal 22(23) / Ef 2,13-18 / Mc 6,30-34

Digiemme

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