sabato 23 giugno 2018

IL TEMPO E’ ORA


Domenica 24 Giugno 2018   
Natività di San Giovanni Battista
La nostra vita è nel tempo che ci è dato come spazio per guadagnarci il tempo dell’eternità accanto al Creatore della nostra vita. Dobbiamo renderci conto di questo grande impegno che dobbiamo assumerci per evitare di cadere nel tranello del nulla ben impersonato dal tentatore, da colui che rifiutando la sovranità del Creatore vuole condurre nella sua desolazione quanti più uomini possibili. Per questo è bene ricordare il passo degli Atti degli Apostoli: “…dalla discendenza di Davide, Dio inviò come salvatore Gesù. Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo..” E’ per questa sua azione che viene ricordato come il Battista.
E’ un uomo che vive il suo tempo e, nonostante sembra sia cresciuto quasi in eremitaggio, in luoghi desertici, conosceva bene quali fossero i peccati che devastavano la sua gente. Senza indugi li sferzava, li chiamava a pentirsene, senza paura di scontrarsi con i potenti. Ci vorrebbe anche oggi un uomo così, che sappia gridare sui tetti l’abominio che sta distruggendo l’umanità: il rifiuto dell’innocente nel grembo materno, il peccato più grande che grida vendetta a Dio perché:
“…il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fin dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome…mi ha nascosto all’ombra della sua mano…mi ha riposto nella sua faretra.”  (dal profeta Isaia).
Già quello, nel grembo di mia madre, era il mio tempo, mia  madre ancora non mi conosceva ma già Lui pronuncia in eterno il mio nome. Nessuno può più cancellare il mio tempo. E, se pure lo facesse, e lo fanno, sì se lo fanno, con l’aborto volontario, con la fecondazione artificiale, il Signore non accetta di perdere nessuno, ripone tutti “nella sua faretra”. Noi, però, oggi, qui nel nostro tempo, ora, possiamo dire di essere stati scagliati come frecce perché potessimo essere come “…luce delle nazioni, per portare la mia salvezza fino all’estremità della terra” (Isaia). Ora, oggi, qui possiamo cantare il Salmo:
“…sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre…non ti erano nascoste tutte le mie ossa quando venivo formato nel segreto…ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi; erano tutti scritti nel tuo libro i giorni che furono fissati quando ancora non ne esisteva uno.”
Pensate a quando furono scritti questi versi, non c’erano gli strumenti che abbiamo adesso, con i quali riusciamo a vedere l’istante stesso del concepimento, eppure la sapienza umana, ispirata da Dio, ha saputo cogliere nel profondo dell’anima dell’uomo la scintilla del suo tempo. Come si può non cogliere questo attimo di pro-creazione con cui siamo stati chiamati? Viene sistematicamente cancellato quell’attimo, questo è il dramma del XXI secolo, dalla somministrazione volontaria di pillole del giorno dopo, di cinque giorni dopo, assorbite a centinaia di migliaia, il tutto ben orchestrato in un concerto preparato e studiato da quel diavolo di tentatore che non smette di strisciare nel putridume che ci circonda.
Però, oggi, qui, ora, mentre celebriamo questa solennità di Giovanni Battista ci vengono in mente tutte quelle maternità che aprono spiragli di speranza:
“…per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio…il bambino cresceva e si fortificava nello spirito”. (Dal Vangelo di Luca).
In questo preciso momento per molte nostre “figlie”, “sorelle”, “mogli”, “amiche” si compie il tempo del parto e daranno alla luce dei figli. E’ il tempo ora di pregare perché si compia felicemente questo tempo. E’ pure tempo di cambiare il modo di crescere i nostri figli. Giovanni si fortificava nello spirito, smettiamo di preoccuparci, per i nostri figli, solo dello sport, della scuola, della musica, della danza e di quant’altro, ma fin dalla consacrazione nel Battesimo prepariamo il terreno necessario perché possano vivere sotto l’ombra delle mani di Dio.
Is 49,1-6 / Sal 138(139) / At 13,22-26 / Lc 1,57-66.80

digiemme

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