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sabato 9 giugno 2018

DOVE SEI?


Decima Domenica T.O.(Anno B)
E’ una domanda, dove sei?, che vale per tutti noi, in qualche modo vale pure per quelli che ci hanno preceduto. Ora, per loro, la domanda possiamo porla solo noi, mentre il Signore Dio ben sa dove si trovano, in paradiso con lui, in purgatorio, nella sofferenza della purgazione, o nell’inferno della dannazione eterna.
Noi invece abbiamo ancora qualche opportunità da giocarci, e la domanda non ci lascia scampo:
“…ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?”. Gli rispose: “ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo e mi sono nascosto.” (dal Libro della Genesi).

La voce che quell’uomo sentì è in realtà la voce della nostra coscienza che mette a nudo il nostro modo di essere. Quando ci rendiamo conto di aver manipolato la realtà ecco che comincia a farsi strada la paura. Questa può portare al rifiuto dell’altro oppure produrre incomprensioni, prepotenze, paranoie.
Solo quando quella voce riesce a scalfire la crosta del peccato che da allora contraddistingue l’uomo nel suo libero arbitrio, solo in quei frangenti forse riusciamo ad innalzare indegnamente la nostra preghiera:
“…dal profondo a te grido Signore, Signore ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia supplica.” (dal Salmo 129).
Vediamo come è struggente questo passo del Salmo; chiede, per assurdo, che Dio non sia più disattento ai bisogni di noi uomini, che adesso sia Lui ad ascoltare la voce, come a dire “dove sei?” che qui le cose non vanno, non vanno affatto bene. Tutto è frammentato, tutto è divenuto relativo e non c’è più unità d’intenti:
“…Se un regno è diviso in sé stesso, quel regno non può reggersi, se una casa è divisa, quella casa non può reggersi…” (dal Vangelo di Marco).
E’ quanto sta succedendo: quali nazioni non si stanno sfaldando, soprattutto in questa Europa scristianizzata?, quali famiglie si stanno sostituendo alla santa ed unica vera famiglia? Un futuro che non potrà reggersi perché senza coesione. Senza fondamenta nulla si può innalzare. In questa prospettiva solo la Chiesa può ritornare ad essere un punto sicuro su cui giocare l’ultima carta:
“…per questo non ci scoraggiamo, ma, se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova di giorno in giorno.” (dalla seconda lettera ai Corinzi).
Ed infatti, seppur un piccolo resto, ci sono ancora cristiani che credono nella preghiera, negli atti di riparazione che la liturgia ci mette a disposizione. Come avviene in tutte quelle città dove si fa sfoggio di gay-pride. Non c’è desiderio di contrapposizione, non c’è supponenza di giudizio, ma solo dovere di pregare perché l’uomo d’oggi si converta, sappia comprendere il progetto di Dio, lo voglia accogliere e possa, così, riabbracciare:
“…ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano. Ma Egli rispose loro: “chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?...chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre.” (dal Vangelo di Marco).
Non ci sono dubbi, dopo aver ascoltato questa Parola, significato di ogni nostra testimonianza di fede è riconoscere nell’altro, nel prossimo, un nostro fratello purché questi s’impegni a fare la volontà di Dio, cioè, innanzitutto, amarlo e vivere nella sua legge e nella sua verità.
Sentiremo,allora, ancora la voce sussurrarci “dove sei?”, ma voglia Dio, solo per chiamarci verso la strada, perduta e ritrovata, che porta a Lui.
Gen 3,9-15 / Sal 129(130) / 2Cor 4,13-5,1 / Mc 3,20-35

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