lunedì 14 maggio 2018

Il CENTRO DI AIUTO ALLA VITA 
organizza nell'AUDITORIUM SAN DIONIGI a VIGEVANO 
il convegno
"CONSEGUENZE FISICHE E PSICHICHE DELL'ABORTO"
sabato 26 Maggio



A quarant'anni di distanza dall'entrata in vigore della legge 194, si persiste nel non parlare delle conseguenze 
fisiche e psichiche 
cui può andare incontro 
una donna che sceglie l'interruzione volontaria di gravidanza.

E' un tema molto delicato ma ancora così misconosciuto 



Nella realtà sociale attuale si ravvisano preoccupanti segni di una deriva eugenetica che porta ad un vero e proprio genocidio preconcezionale e prenatale quale risultato di una cultura dello scarto, alimentata da una situazione di ignoranza cui non viene posto rimedio.
A quarant’anni di distanza dall’entrata in vigore della legge 194, si persiste nel non parlare delle conseguenze fisiche e psichiche cui può andare incontro una donna che sceglie l’interruzione volontaria di gravidanza. Tra le conseguenze fisiche si possono annoverare emorragie massive, danni cervicali e perforazioni uterine, nonché infezioni pelviche, genitali e modifiche ormonali che possono portare a problemi di sterilità secondaria. Per non parlare di alcuni studi che hanno evidenziato una connessione tra l’aborto procurato e il cancro al seno.
Ancora più devastanti sono le conseguenze sul piano psicologico, da cui la necessità di rendere più consapevoli le donne rispetto ai rischi che possono incontrare e di invitarle a una profonda riflessione, accompagnandole in un percorso che porti a considerare la maternità come un dono e non come un peso da cui liberarsi. 

L’aborto procurato è un vero e proprio evento traumatico che coinvolge non solo il corpo della donna ma anche la sua mente e la sua componente spirituale. 
Comporta delle conseguenze che possono manifestarsi subito dopo l’evento oppure restare silenti negli anni. Quando però il dolore dell’aborto procurato torna in superficie, la crisi che ne consegue può anche essere vista come un’opportunità per elaborare l’aborto avvenuto nel passato.
È questo un tema così delicato e nello stesso tempo così misconosciuto; un approccio per affrontarlo può essere quello dell’esperienza clinica grazie alla quale  arrivare a descrivere le conseguenze psichiche dell’aborto che si riversano non solo sulla donna ma anche sul padre del bambino e, come in cerchi concentrici, si propagano ai nonni, ai figli successivi e “sopravvissuti”, fino agli stessi operatori sanitari.
È interessante inoltre considerare questo argomento anche dal punto di vista legislativo, analizzando la disciplina del consenso informato che troviamo nelle varie fonti quali la Convenzione di Oviedo, la nostra Costituzione, la legislazione nazionale e il codice di deontologia medica, mettendo in relazione questa disciplina con la fattispecie dell’aborto procurato. È importante analizzare l’articolo 32 della costituzione del suo significato originario e considerare le successive manipolazioni giurisprudenziali effettuate negli anni, estendendo poi l’esame della disciplina del consenso informato presente nella legge 194, sottolineandone i limiti e le incongruenze, per concludere con una disamina del rapporto fra conoscenza e libertà e quindi della relazione che esiste fra informazione e consenso.

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