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venerdì 16 marzo 2018

IL SERVITORE



Quinta Domenica di Quaresima(Anno B)
“…se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore..”
Ma perché mai dovrei fare il servitore di qualcuno. Io non ho padroni, io scelgo cosa fare, non c’è nessuno che possa impormi cosa devo fare, dove devo andare, come impostare la mia vita. E’ questo, a grandi linee, il ragionamento che potrebbe farci una persona che si dichiara atea.
Se fatto con onestà, può essere sicuramente rispettato purché simile atteggiamento possa esserci anche nei confronti di chi, invece, crede in Dio, creatore e amante della vita.

Noi siamo fra questi ultimi e ci dispiace e preghiamo per tutti quelli che dicono di non credere, perché l’azione di Dio che ci viene presentata dal profeta Geremia è anche per loro:“…porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo.”
Il Signore ha messo la sua firma sul nostro cuore a sigillo del suo amore nei nostri confronti. Solo noi potremo spezzare quel sigillo, potremo cancellare ciò che ha scritto, rifiutare la sua alleanza. Come in più occasioni aveva fatto il suo popolo, salvo poi pentirsene amaramente, tanto da cantarlo nel Salmo:
“…pietà di me o Dio…lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro.”
In questo salmo c’è tanta coscienza del male che il peccato porta luttuosamente con sé da volerselo proprio togliere anche con il simbolico gesto dell’immersione nell’acqua purificante. Perché la purezza è stato essenziale e concreto per riuscire a guardare con occhi limpidi a quanto avviene nella nostra vita, donataci per seguire gli insegnamenti di Gesù Cristo che come dice la Lettera agli Ebrei:
“…divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.”
Ora domandiamoci con risolutezza: noi obbediamo a colui che in ogni Eucaristia rivive, proprio per noi, il Sacrificio di espiazione?
I suoi comandi sono difficili da eseguire, ma Lui ci insegna come metterli in pratica, “fate come me che sono mite e umile di cuore; il mio giogo è soave e lieve il peso” e vedrete che non saremo più servitori, ma fratelli. Così, in questa condizione, possiamo ascoltare il Vangelo di Giovanni:
“…venne allora una voce dal cielo: “l’ho glorificato e lo glorificherò ancora”… Disse Gesù: “Questa voce non è venuta per me, ma per voi”. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me.”
La glorificazione del Figlio trovò la sua sublimazione sulla croce, la nostra trova il suo suggello sotto la croce quando, guardando ad essa, riusciremo a togliere i chiodi dell’ingiustizia su quanti non è permesso vivere, addirittura non è permesso nascere, quando riusciremo a togliere i chiodi del dolore che agguanta come una malattia, come un tradimento che distrugge legami, amicizie e fraternità. Allora capiamo bene perché quella voce è rivolta a noi, perché se la croce può essere gettata nel cestino di aula scolastica o presso un seggio elettorale, questo conferma il giudizio del mondo, ma non il nostro. Noi, com’è detto, ci accasciamo ai piedi di quel legno e lo facciamo con la devozione della Via Crucis, come una risposta, forse un po' timida, alla promessa di quell’attrazione per tutti gli uomini disposti ad essere anche dei buoni servitori.
Ger 31,31-34 / Sal 50(51) / Eb 5,7-9 / Gv 12,20-33
Digiemme

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