venerdì 6 ottobre 2017

LA VIGNA E I VIGNAIOLI

Domenica XXVII T.O. (Anno A)
Di solito in questi giorni d’autunno s’inforca la bicicletta e si va per vigne che nel nostro territorio non mancano. Anzi, c’è proprio una cultura, sostenuta anche da un altro aspetto territoriale che è quello delle “casotte”. Con calma, fermandosi davanti ai cancelli si può verificare se quella o quell’altra vigna sia ben tenuta o malandata. Complice l’aria già cosparsa di nebbioline, infiltrate da tiepidi raggi di sole, si riesce a godere di queste immagini tanto utilizzate nei vangeli. Si capisce questo ritorno insistito sulla vite, sulla vigna, sui lavoratori che vi vengono mandati. La vigna come luogo che richiama il Regno di Dio, la vite che accende la figura del Figlio, gli operai che interpellano tutti i chiamati, a cominciare da noi che ancora oggi abbiamo la responsabilità di custodire quanto ci è stato dato in eredità. Viene da domandarsi se lo facciamo con adeguata preoccupazione o se, invece, ne approfittiamo e cerchiamo di accaparrare solo i frutti a maturazione, senza nulla aggiungere di nostro per la crescita e lo sviluppo della vigna che abbiamo in custodia.
Forse l’ammonimento del Salmo fa al caso nostro:
“…perché hai aperto brecce nella sua cinta e ne fa vendemmia ogni passante? La devasta il cinghiale del bosco e vi pascolano le bestie della campagna” (vers.13-14).
Abbiamo abbassato la guardia, in parte desacralizzato le chiese, le riforme degli ultimi cinquant’anni hanno fiaccato spiriti e liturgie ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Possiamo trovare corrispondenza anche in alcuni versetti tratti dal libro del profeta Isaia:
“…Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi”.
Sono dure queste espressioni, ma corrispondono pienamente anche alla situazione attuale. Ci aspettavamo giustizia nel rispetto della vita di tutti ed invece ancora spargimento di sangue innocente negli ospedali con l’unica differenza che gli oppressi non possono neppure far sentire le loro grida di dolore.
Teniamo ben presente che siamo solo noi a poter essere la loro voce. Siccome i risultati sono quelli che sono, sembra proprio di essere come quei vignaioli del Vangelo di Matteo:
“…ma i contadini, visto il figlio dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su uccidiamolo…lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero…”
Notare quel “lo cacciarono fuori dalla vigna”. Non sta forse avvenendo così anche oggi? Gesù cacciato fuori dalle chiese o messo in un angolo per fare spazio a spettacoli, mense, comizi, eccentricità. Ogni volta che avviene così si accentua la desolazione e la distruzione della vigna per opera di falsi profeti, di accaparratori, di agenti del maligno.
Il figlio viene ucciso e gettato via, ma il Padre è categorico:
“…la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo…perciò a voi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato ad un popolo che produca frutti.”
E’ stato così per gli israeliti, sarà così anche per noi popolo della Chiesa Cattolica Apostolica Romana? Speriamo di no!
 San Paolo nella lettera ai Filippesi ci dice:
“…non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.”
E’ vero, l’angoscia non porta da nessuna parte, anche se nasce dalla drammaticità del riuscire a vivere la nostra fede in modo conforme alla dottrina della Chiesa, e perciò accogliamo con serenità quell’invito. Soprattutto, ringraziando il Buon Dio per la misericordia che ci usa quando ancora una volta, ancora questa domenica, ci accoglie nella sua vigna donandoci i suoi frutti, affinché, come veri discepoli, possiamo a nostra volta produrne altri e in abbondanza.
Is 5,1-7 / Sal 79(80) / Fil 4,6-9 / Mt 21,33-43

digiemme

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