mercoledì 27 settembre 2017

SAMOS – MORGADE Martedì, 10 Agosto 2010 XXVI tappa

“Il Signore Dio è la mia forza, egli rende i miei piedi come quelli delle cerve e sulle mie alture mi fa camminare” (Abacuc 3,19)
 
Alla partenza, circa le 7,00, siamo un po’ galvanizzati dal fatto che ci ritroveremo a percorrere parte del tratto che facemmo nel 2007 con gli amici dell’allora pellegrinaggio. Fino a Sarria il cammino si evolve fra saliscendi a fianco della strada provinciale, immersi nella nebbia come se fossimo stati a casa.
A Sarria ci fermiamo al primo bar che incontriamo per la colazione e poi saliamo alla città antica dove, davanti all’ostello comunale, troviamo i giovani pellegrini francesi che avevamo visto per l’ultima volta a O Cebreiro. Il ragazzone, sdraiato sui gradini, ammette che con il ginocchio così malandato non ce la fa più e, quindi, a malincuore  ritornano a casa. Siamo spiaciuti, ma il dovere ci chiama e riprendiamo nell’attraversamento della città, molto bella e custode di preziosi monumenti che, però, decidiamo di ammirare solo dall’esterno. Sappiamo il tragitto che ci aspetta e, perciò, decisi, scendiamo e ci avviamo verso il primo bosco della giornata.
Già riconosciamo i sentieri, i primi gruppi di case contadine e con la memoria andiamo all’esperienza vissuta. Il pellegrinaggio del Centro di Aiuto alla Vita del 2007 prevedeva le ultime cinque tappe che iniziavano, appunto, da Sarria. Avevamo pernottato a Lugo, antica città romana, importante centro, capoluogo di provincia.
La visita a quella città era stata molto interessante, soprattutto quando percorremmo la cinta delle mura romane, ancora intatte come allora, quasi che  fossimo veramente a protezione del fortificato borgo. Girare per le vie, visitare chiese, fermarsi in luoghi caratteristici, come il bar centrale dove abbiamo cenato, in compagnia degli amici, è un’esperienza unica, che non dimenticheremo più. Anche allora, quando al mattino presto giungemmo a Sarria, c’era una nebbia mica da ridere e facemmo fatica a trovare il punto da dove partire.
E i boschi, i prati, i declivi, le cappelle, i pascoli, i valloni, le cascine, i portici, i contadini, i campi, gli orti, i cimiteri, gli slarghi, le fontane, le mandrie, gli Horreo, i cruceiro, tutto questo ben di Dio è ciò che s’incontra in quel continuo saliscendi di alture e valli che i nostri piedi hanno segnato in queste giornate.
Il primo paese significativo che ci viene incontro è Barbadelo, poi una serie continua di piccole borgate come Rente, Mercado de Serra, Penna Leman, Peruscallo, Lavandeira, Brea, i cui nomi sono impressi sui cippi che ogni 500mt. scandiscono i meno … chilometri a Santiago. Un cippo più in evidenza è quello dei -100 che si trova a pochi metri dalla piccola frazione di Morgade.
Qui ci fermiamo alle 14,15, stanchi morti, decisi a non fare più un passo, c’è una “casa rural” e chiediamo ospitalità, ma non c’è posto, è tutto prenotato, è rimasto solo un letto: ci guardiamo in faccia e decidiamo di prenderlo, vi dormiremo in due e per convincere la titubante proprietaria, garantiamo che pagheremo per due. Poi, ci va anche bene perché alcune persone non sono arrivate e, quindi, godemmo della seconda brandina.
Questa “casa rural” è un vecchio caseggiato di campagna, rimesso a nuovo con varie stanze a più letti singoli, sala pranzo, bar e giardino. Siamo alloggiati praticamente nel sottotetto e tutto l’ambiente è come ovattato. La sistemazione ed i servizi sono buoni anche in relazione al costo. Il pomeriggio trascorre, quindi, sonnolento, in attesa di un tramonto che trasformerà queste quattro case con annesse fontana e cappelletta. Quest’ultima è praticamente abbandonata, mentre la fontana è ancora attivamente utilizzata, dai pellegrini di passaggio, in sosta, per sguazzarci i piedi e per le mucche che a sera rientrano nella loro stalla. In compenso, il bivaccamento, nostro, non delle mucche, tra il giardino e il bar, tra un gelato e una birra, ci ha permesso di salutare un sacco di pellegrini che soli, o in gruppo, ben rappresentavano la variopinta umanità in cammino. Presi in questo “gioco” d’immaginazione sulla provenienza, età, condizione, non ci siamo proprio accorti, rilassati, che era ora di andare a tavola.
La cena è compresa nel prezzo ed è apprezzata, in compagnia di una ragazza irlandese con la quale Mariella ha fatto amicizia, riuscendo in un colloquio cui sono rimasto estraneo per via del fatto che era in inglese. La fanciulla è andata a letto presto perché l’indomani si sarebbe alzata alle quattro, vuole fare quanti più chilometri possibili al giorno per cercare di arrivare a Santiago il giorno della morte di sua madre, un anno fa. E’ un voto che deve sciogliere: ricordare e pregare per sua mamma sulla tomba del Santo.
Anche noi, dopo poco, ci accodiamo verso i giacigli, quando già, compieta, nel silenzio della notte appena iniziata e con il profilo delle colline che si nasconde poco per volta nel buio, ci accompagna nel ringraziamento del Signore Dio che anche oggi è stata la nostra forza.

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