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sabato 5 agosto 2017

SUL MONTE DEL SIGNORE

Trasfigurazione del Signore(Anno A)

In questi giorni tristi, avviene di sentire un’impotenza impadronirsi delle nostre speranze. Cadono le braccia e si pensa di non poter fare nient’altro che essere fedeli alla Chiesa di sempre e poi avvenga ciò che il mondo vuole.
Viene proprio voglia di rifugiarsi nel silenzio perché l’ennesima perplessità circa ciò che sta accadendo nella Chiesa è subito superata da altre ancora più gravi.


Non ci rimane che attenerci a ciò che leggiamo nel Salmo di oggi:
“…odiate il male voi che amate il Signore,…gioite giusti nel Signore, della sua Santità celebrate il ricordo…”
Certo che amiamo il Signore ed è proprio per questo, per stare vicino a Lui che ci ripugna ogni pensiero, ogni scelta che porta, anche indirettamente, al male.
Già in questo modo possiamo proprio dire di gioire nel Signore, possiamo trovare le energie per ricordare e celebrare la sua Santità. Come facciamo, partecipando alla Santa Messa. Non è cosa da poco. Perché in questa domenica anche noi siamo presi per mano, come per appartarci con il Signore.
Guardiamo con gli occhi della fede alla proclamazione del Vangelo ed ascoltiamolo come verità concreta che si rinnova, oggi, qui, per ognuno di noi:
“…Signore è bello per noi essere qui…”Questi è il Figlio mio, l’Amato…ascoltatelo”
All’udire ciò,…furono presi da gran timore….Alzatevi e non temete”.
Quante volte il Padre ci ha personalmente detto: “Ascoltatelo”?
Quando siamo stati tentati di voltargli le spalle perché troppo intransigente: “Ascoltatelo”;
quando siamo stati tentati di guardare ai nostri interessi, ai nostri piaceri: “Ascoltatelo”;
quando ci siamo detti che non sono problemi nostri:
“Ascoltatelo”.
Ecco, in tutte queste occasioni ci siamo fatti prendere dalla paura di non farcela e di lasciarci perciò andare, rinunciando a metterci in gioco. Eppure anche San Pietro in modo concreto ed esauriente ci conferma:
“…vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari”.
E noi non siamo forse testimoni oculari di ciò che avviene ogni volta che partecipiamo all’Eucaristia del Signore? No, non andiamo a raccontare fantasie quando professiamo pubblicamente la nostra fede, non montiamo delle storie fine a sé stesse, noi crediamo nella potenza della venuta del Signore e sappiamo, con certezza, che: “…il suo potere è un potere eterno che non finirà mai e il suo Regno non sarà mai distrutto.” (dal libro del Profeta Daniele).
Possiamo metterci d’ingegno finché vogliamo, ma non riusciremo a smontare la sua Chiesa, potremo anche creare una nuova Chiesa, una nuova religione mondiale, ma non sarà il suo Regno. E quando sarà l’ora verrà, anzi ritornerà, sulla terra come recitiamo nel Credo. A questo proposito, la professione di fede, che rinnoviamo ogni qualvolta, pubblicamente e comunitariamente, ci incastra nelle nostre responsabilità e nella coerenza di vita fra i dogmi e la prassi. Sappiamo bene che è una delle cose più difficili da farsi, ma non dobbiamo temere. Il Signore ci ha chiamato alla sua Trasfigurazione sul suo nuovo monte, il pane e il vino, il Padre ci dice che dobbiamo ascoltare il Figlio e questi ci invita ad alzarci.
“Non temete”, venite con me. “Signore è bello per noi essere qui”.


Dn 7,9-10.13-14 / Sal 96(97) / 2Pt 1,16-19 / Mt 17,1-9
digiemme

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