sabato 25 febbraio 2017

NON DIMENTICARE



Ottava Domenica(Tempo Ordinario anno A)
Ancora un altro preciso riferimento alla sacralità dell’esistenza dell’uomo fin dal suo concepimento: “…si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai.” (Isaia)
Oggi, purtroppo, quella dimenticanza non è più un’eccezione. Sono troppe le donne che si dimenticano del figlio delle loro viscere, sono troppi gli uomini che si dimenticano di essere padri, sono troppe le nazioni che si dimenticano della loro identità perché senza figli.
Non c’è più futuro. Anche se, neanche tanto per assurdo, ci sarà un domani in cui la continuità della specie umana fosse garantita da un’oculata programmazione di prodotti umani fabbricati in laboratorio, quella non sarà più storia dell’umanità, ma altro, ancora da immaginare.
Dio non avrà, comunque, più spazio in quella logica. Eppure, Lui non si dimenticherà di tutti i figli mai nati e non si dimenticherà neppure di quelli nati in batteria. Se sarà così, ed è così, sappiamo, allora, con certezza che non si dimenticherà mai neppure di ciascuno di noi.
La nostra risposta, a questo punto, non può che essere quella del Salmo: “…Lui solo è mia roccia e mia salvezza, mia difesa: mai potrò vacillare. Solo in Dio riposa l’anima mia: da Lui la mia speranza”.
La mia speranza è che non si arrivi mai alla disgregazione della sua Chiesa, perché se il mondo sta andando come sta andando la colpa è anche di una Chiesa che non sa più opporsi nel modo dovuto.
Non siamo più considerati, infatti, come vorrebbe San Paolo: “…Ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, ciò che si richiede agli amministratori è che ognuno risulti fedele.”
Abbiamo perso il senso della fedeltà, preoccupati come siamo di compiacere il mondo. E’ vero, siamo fatti di paure: di non farcela per il futuro, di non sapere come faremo a mangiare, a vestirci, a garantire benessere e serenità ai nostri figli. Non tutte queste cose sono da biasimare, si capisce, ma dobbiamo avere fiducia sul fatto che il buon Dio mai si dimentica di noi:
“…Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita…Il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno. Cercate, invece, il Regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.” (Vangelo)
Il Padre nostro che è nei cieli, cioè fra di noi, sa quali sono le nostre necessità personali e comunitarie. Qui entra in gioco la Provvidenza. Possiamo avere progetti, idee da realizzare, impiegare le nostre risorse, cercare modi ed occasioni per costruire le opere che sogniamo per noi e per il bene della società. Ma il Signore Gesù Cristo va giù pesante: cercate sempre e solo la volontà del Padre vostro celeste. Cercate il Regno, cioè cercate me e non lasciatemi più, cercate la mia giustizia che è quella disposta a dare tutto per il trionfo della vita, che supera l’angoscia della morte.
Allora non ci saranno più dimenticanze di madri del proprio figlio, di mariti delle proprie mogli, di figli dei propri genitori. Non ci sarà più nessuno che verrà lasciato indietro. I miracoli, fra di noi, saranno l’ordinario, perché “tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”. E la gioia sarà per noi, e sarà una gioia piena.

digiemme

Is 49,14-15 / Sal 61(62) / 1Cor 4,1-5 / Mt 6,24-34

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