sabato 8 agosto 2020

SENZA PAURA

Domenica XIXa T.O. (Anno A)


In questo periodo di ferie molti, se appena possono, partono per un periodo di sospirato riposo vacanziero. Succedeva anche a me e la destinazione preferita era quasi sempre in montagna. Non sto a dilungarmi per giustificare tali scelte, solo vorrei sottolineare le varie possibilità di relax al cubo, di escursioni indimenticabili, di spazi di solitudine introvabili altrove. Partire all’alba verso un rifugio, zaino in spalla, scarponcini, bastone e borraccia, assaporare l’aria fresca, essere pronto a prendere l’acqua per i cambi meteo veloci, giungere in cima e, nel silenzio, osservare:
“…ed ecco il Signore passò…nel sussurro di una brezza leggera.” (dal Primo Libro dei Re)
A molti è successo di scoprire la trascendenza al cospetto delle maestosità delle montagne, di non sentirsi solo, pur essendolo, nelle altezze che danno vertigini per l’immensità che si stende attorno, ad altri è capitato di piangere di gioia per le meraviglie di cui erano testimoni. Come è successo agli apostoli: “…sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare.” (dal Vangelo di Matteo)
Il Signore manifesta, quindi, la sua presenza in vari modi e quando tocca a noi di essere testimoni di questa presenza, perché ci chiama, anche per nome, può succedere che non ne siamo pienamente consapevoli, oppure che abbiamo addirittura paura. Spesso non riusciamo a capire e per questo ci struggiamo, scegliamo percorsi o sentieri inutilmente pericolosi, e non riusciamo a venirne fuori. Riecheggia quanto scrive l’apostolo Paolo:
“…ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua.” (dalla Lettera ai Romani)
Certo, questa confidenza dell’apostolo era giustificata da quanto in quel momento stava vivendo, ma anche noi, se ci caliamo con sincera partecipazione nella realtà che ci sta attorno non possiamo che condividere quello stato d’animo. Non appena saremo costretti a scendere da quelle vette, c’incontreremo con la triste situazione in cui versano la nostra società e la nostra chiesa. L’auspicio che s’intravede nel Salmo:
“…amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno, verità germoglierà nella terra e giustizia s’affaccerà dal cielo.” (dal Salmo 84),
ci dovrebbe sollevare e in parte ci riesce. Eppure rimane il fatto che di pace ce n’è ben poca e la verità è rifiutata perché Gesù Cristo è rifiutato. Basta, appunto, vedere come sono perseguitati i suoi discepoli in tutto il mondo. Basta leggere le notizie di ogni giorno. Come quella di oggi, per esempio, dove si ritiene che utilizzare una pillola per abortire in casa anziché in ospedale sia segno di progresso e di civiltà. Non potranno mai baciarsi giustizia e pace in questo modo. Come non soffrirne? Come non disperare di riuscire ad invertire la rotta? La verità è già germogliata una volta per tutte e la giustizia la vedremo e la toccheremo quando saremo chiamati al cielo, ma tutto questo non basta ancora per gli uomini d’oggi, sempre più pronti ed agguerriti nella sfida a Dio. Al profeta Elia bastò il sussurro della brezza per capire la sua missione. Agli apostoli non bastarono i miracoli di Gesù, si spaventarono nel vederlo arrivare sulle onde del mare. A noi non bastano duemila e passa anni di cristianesimo e sbandiamo alla grande. Eppure, anche a noi Gesù ripete:
“…coraggio, sono io, non abbiate paura.” (dal Vangelo di Matteo); senza paura, allora, terminata la vacanza, riempiamo di speranza la nostra vita.

1Re 19,9.11-13 / Sal 84(85) / Rm 9,1-5 / Mt 14,22-33

digiemme

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