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sabato 20 agosto 2016

LA PORTA STRETTA


XXI Domenica del Tempo Orinario
All’ascolto della Parola restiamo con uno stato d’animo che si strascica incerto verso due condizioni:
- quella della felicità: ”Genti tutte, lodate il Signore, popoli tutti, cantate la sua lode,   perché forte è il suo amore per noi e la fedeltà del Signore dura per sempre” (Salmo);
- quella della inquietudine: “…sforzatevi di entrare per la porta stretta…(Vangelo).
Provo, allora, a riflettere.
Isaia ci preannuncia che:…”Io verrò a radunare tutte le genti…e li manderò…alle Isole lontane che non hanno udito parlare di me”.
Il Vangelo al versetto 29 “Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio” ce lo conferma.
Quanto sopra spiega e potenzia l’atteggiamento della preghiera che recita il Salmo e giustifica la condizione di chi si sente felice quando partecipa al banchetto eucaristico.
E fin qui tutto bene, poi arriva la mazzata. In sintesi, se volete salvarvi sforzatevi di entrare nel mio regno dalla porta stretta e sbracciatevi pure perché molti cercheranno di entrarci, ma pochi ce la faranno.

Siccome non sono mai stato uno capace di sbracciare, la vedo nera: quelli come me “saranno chiusi fuori” e hai voglia di dire che “prendevo la Comunione”, che partecipavo alle catechesi, niente, tanto più che adesso la “Comunione” la vogliono dare a tutti e basta…, adesso fanno venire in Chiesa gli Imam …, figuriamoci se basta quel poco che mi giustifica.
Addirittura, è glaciale:…”voi non so di dove siete, voi operatori d’ingiustizia…” ed ha ragione perché se provassimo solo
a domandarci seriamente: quale giustizia stiamo cercando? quale giustizia stiamo difendendo? allora capiremmo che una chiesa che non ammonisce più, né fedeli infedeli, né politici corrotti e corruttori, né eretici, né blasfemi, né ipocriti, né falsi, è chiaramente una chiesa con porte sempre più strette.
Per questa chiesa e per tutti ci sarà solo “stridore di denti”. Di buono c’è che la lettera agli Ebrei ci ricorda: “…Dio vi tratta come figli, e qual è il figlio che non viene corretto dal Padre?...“
Chi non ricorda il proprio padre fare così, forse quelli della mia generazione…già perché ormai oggi hanno bellamente cancellato anche questa figura e di padri così non se ne trovano più. L’ammonimento, comunque, non è fine a sé stesso, infatti continua la Lettera: “…perciò rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate diritti con i vostri piedi…”.
Per fare questo bisogna, infine, ascoltare la chiosa del Vangelo: “Passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme…”. E’ l’invito a riprendere la strada per avvicinarsi alla “porta stretta” con grande umiltà.
Non serve sbracciarsi, non serve arrampicarsi sulle spalle di chi ci precede per alzarsi di più e farsi vedere di più, occorre solo una grande e semplice umiltà, la cara e santa sorella umiltà: “…ed ecco, vi sono ultimi che saranno i primi, e vi saranno primi che saranno ultimi”.

digiemme

Is 66,18b-21 / Sal 116(117) / Eb 12,5-7.11-13 / Lc 13,22-30   

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