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domenica 14 agosto 2016

INNO ALLA VITA



Assunzione B.V. Maria : INNO ALLA VITA
“Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola.” (Lc 1,38).
Dopo questa adesione di Maria tutto è cambiato.
Davvero: “…un segno grandioso apparve nel cielo, una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle. Era incinta…” (Ap). L’universo intero si trasforma, il sole e la luna - l’umanità ritrova linfa nuova, la corona e le dodici stelle – la vita s’incarna, era incinta.
Davvero: “…l’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi” (1Cor).
Sotto i suoi piedi non solo più la luna, ma la morte, il nemico per eccellenza dell’uomo.
E così tutto è sotto i suoi piedi che rimarcano il cammino pronto e faticoso di chi è pronto: “Maria si alzò e andò in fretta…” (Lc1,39).
Come un andare ad ogni angolo del mondo: “…per narrare alla generazione futura: questo è Dio, il nostro Dio in eterno e per sempre; egli è colui che ci guida in ogni tempo” (Salmo).
Lui ci guida e il bello è che, qualora per qualsiasi motivo ne smarrissimo la strada, c’è Lei, la Madre, che ci guida, ci riporta verso Lui. Non è forse così che si possono spiegare le innumerevoli e continue apparizioni, soprattutto quando i tempi sono grami come quello che stiamo vivendo?
L’invito alla preghiera, alla conversione, non sono frasi di circostanza, è il pungolo costante per riprendere quel cammino, con il Rosario in mano, con la penitenza, con l’ascolto della devozione mariana che si presenta e ripresenta sempre più viva, unico e forse ultimo baluardo contro il nemico, Satana, che non demorde di voler fare suo il mondo.
Questa devozione, valorizzata dal Dogma, semplice e facilmente comprensibile, esplode nella gioia dell’Assunzione in Cielo del corpo di nostra Madre.
Ci sarebbe da riflettere approfonditamente sul significato che ha il corpo nel disegno di salvezza per ciascuno di noi, ma mi preme evidenziare il significato del passo evangelico: “Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il Frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del Mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo…” (Lc 1,41-43).
E’ un duplice significato. Il primo zampilla dalla vita che c’è, non viene nascosta, non si vede nei grembi delle due donne, ma l’evangelista la rende partecipe del Mistero, è il Mistero stesso e che dà senso alla nostra vita, e di tutti gli esseri umani che hanno costellato il tempo fino ad oggi, anche quelli che non hanno visto la luce del sole perché uccisi prima di nascere.
Il secondo significato esplode dalla presenza della Santissima Trinità. Anche in questo episodio detto “La visitazione” le Tre persone si muovono all’unisono.
E’ favoloso: allora quando sappiamo che nel grembo di una donna, e nello specifico di una donna amata, ma pure no, la vita si perpetua in un nuovo essere umano, noi non sappiamo chi è, chi sarà, cosa farà, come vivrà, ma sappiamo che in quel nuovo essere umano c’è il sigillo dell’Amore, dell’Amore Trinitario.
Nessuno può strapparlo, ciascuno deve, invece, custodirlo come segno indelebile della Gloria di Dio che trova il suo Trono nella briciola della mia vita, della tua vita.
Ap 11,19a;12,1-6a.10ab / Sal 44(45) / 1Cor 15,20–27a / Lc 1,39-56

digiemme

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