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domenica 7 febbraio 2016

L’UMILE E IL SUPERBO



Cristo Giudice - Saltara
E’ squallido il presente, il panorama politico e sociale è arido…sembra che la prima lettura di oggi fotografi in pieno la realtà in cui viviamo, in cui…”abbiamo udito l’orgoglio di Moab, il grande orgoglioso, la sua alterigia, il suo orgoglio, la sua tracotanza, l’inconsistenza delle chiacchiere…”
Non sembra proprio di vedere all’opera gli attuali “Fonzie” and “Alfumo” and company?
Ma…”allora sarà stabilito un giudice sollecito nel diritto e pronto alla giustizia…”(Isaia).
Un giudice che rimetterà ordine nelle leggi dell’uomo.
Per forza di cose non si potrà andare avanti con queste leggi che vogliono soppiantare quanto stabilito da Dio: via il diritto alla vita, via il matrimonio, la famiglia, l’educazione dei figli, il rispetto della persona, cosa altro rimane da distruggere da quei politicanti da strapazzo che stanno sugli scranni parlamentari e quegli pseudo-giudici che stanno nelle varie corti?
E ciò che Isaia profetizzava è avvenuto con l’incarnazione di Gesù Cristo, ed è pure quello che avviene con il nuovo Avvento perché…”eccelso è il Signore, guarda verso l’umile, il superbo invece lo riconosce da lontano…” vede come sono “squallidi i suoi campi, come pure la vigna, ne hanno spezzato i tralci” e pure nella sua chiesa, pure lì li riconosce da lontano, e sarà così per chiunque si fregia del suo nome e ne dimentica i suoi insegnamenti.
Ma chissà che non avvenga come a Pietro che non capisce…”non abbiamo preso niente per tutta la notte, eppure sulla tua Parola, getterò le reti…” perché la fiducia in Lui è enorme, è senza fine…e così Pietro diventò quel che divenne, un pescatore di uomini.
Questo passo del Vangelo mi ricorda molto quello delle nozze di Cana, dove i servi, sulla sua Parola riempirono le anfore, anche se non capivano, come Pietro, e anche loro divennero veri servi di Dio. La Grazia calò su di loro e su di loro non fu vana, come anche per San Paolo che lo racconta nella sua lettera ai Corinzi.
Facciamo sì che la grazia non sia vana, invece, soprattutto per noi che vogliamo essere suoi discepoli.
Lasciamo che sia sempre e solo Lui, la sua salvezza per l’eternità, il centro della nostra vita e dell’annuncio che siamo chiamati a portare fino ai confini del mondo.
E’ veramente eccelso il Signore, e mi viene da dire a quelli di Moab: pentitevi e, come Pietro, gettatevi in ginocchio…”Signore, allontanati da noi perché siamo peccatori…”.
E’ veramente eccelso il Signore, e Lui vi tende, ci tende la mano, Lui non abbandona l’opera delle sue mani, il suo amore è per sempre.
Is 16,1-2°.3-8 / Sal 137(138) / 1Cor 15,1-11 / Lc 5,1-11

digiemme


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