lunedì 16 novembre 2015

FRA TERRA E CIELO



L’uomo furbo è quello che “sta con i piedi per terra”, mentre chi guarda il cielo vive con la testa fra le nuvole e da questi non ci si può aspettare niente di buono. Chi non è d’accordo con queste logiche? In parole povere, pensa a vivere nel migliore dei modi su questa benedetta terra che poi non sai cosa ci sarà “in cielo”, sempre che un “cielo” ci sarà e non solo della semplice e sporca terra.
Il profeta Daniele, invece, ci viene a ricordare che nella “polvere non ci resteremo a marcire perché ci risveglieremo e alcuni (pochi?) si alzeranno alla vita eterna, altri (molti?) alla vergogna e all’infamia eterna”. Sono parole grosse: vergogna e infamia rimandano ad un giudizio tagliente e irreversibile di condanna che troviamo anche in altre pagine della Bibbia.

A vent’anni io al cielo volgevo lo sguardo solamente per ammirarne lo spettacolo in alta montagna, non certamente per immaginarlo come il luogo spirituale in cui la nostra vita, con la morte in terra, trova nuova dimora per un prolungamento naturale della nostra esistenza.
A sessant’anni comincio a guardare con più attenzione ai segni che sono intorno a me e comprendo, forse, perché “il cielo e la terra passeranno, ma la mia Parola non passerà”. Il nostro orizzonte passa, si modifica, si sbiadisce e avviene per ciascuno di noi la “fine del mondo”, e non “passerà così questa generazione”, non necessariamente, forse, con catastrofismi, “senza che tutto ciò avvenga”. Sì, la sua Parola non passerà perché è la verità, perché è una promessa per noi.
Se rischiamo di avvicinarci alla nostra fine, consapevoli di non essere pronti, allora sì, saranno cavoli amari.
Ci risveglieremo, allora sì, nella vergogna e nell’infamia eterna, cioè, in parole più semplici, all’inferno.
Come evitare ciò: innanzitutto pregando con il Salmo: “proteggimi o Dio, in Te mi rifugio. Ho detto al Signore: il mio Signore sei tu, solo in te è il mio bene”. Ma pregare con sincerità di cuore, perché chi lo fa per comodità o convenienza prima o poi viene scoperto…e non solo dal buon Dio.
Basta leggere le cronache: dove si dovrebbe professare la povertà, si pensa al denaro (ex abate docet); dove si dovrebbe vivere la purezza, si sguazza nella porcheria (carmelitani di Roma docent); dove si dovrebbe gridare la verità, si sminuiscono i valori non negoziabili (ultimo sinodo docet); dove si dovrebbe essere coerenti, si vedono tante banderuole (giornalisti docent); dove si dovrebbe vivere la fede in Cristo, si preferisce cancellarne le origini (unione europea docet).
Per grazia di Dio e per il Sacrificio di Gesù Cristo, abbiamo però l’ancora di salvezza che ci rende “perfetti in vista della santificazione che è per tutti” (seconda lettura).
Nella vita eterna, al Suo cospetto, vivremo perciò santificati, certamente, ma a causa dei nostri peccati avremo bisogno del Purgatorio e delle preghiere dei nostri cari come segno della comunione dei santi, vivi ed in attesa della vita eterna, cioè del Paradiso.
A questo punto è proprio necessario concludere, in semplicità, con la visione “in cielo” delle realtà future: i novissimi Inferno, Purgatorio, Paradiso.
Sta a noi scegliere la direzione verso cui procedere: guardiamo dentro di noi, guardiamo fuori di noi e sapremo ciò che sta per avvenire. Poi riprendiamo la direzione.
Dn 17,1-3 / Sal 15(16) / Eb 10,11-14.18 / Mc 13,24-32

digiemme.


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