La rete del
Bene e del Male
il regno dei cieli è
simile a una rete per la pesca, quando è piena si raccolgono i pesci buoni nei
canestri e si buttano via i cattivi.
Così sarà alla fine del mondo.
Oggi l’immagine della rete
gettata nel mare potrebbe benissimo essere sostituita da un’altra rete, quella
del web. Che raccoglie non pesci, ma persone di ogni tipo e di ogni genere. Si
può applicare l’esempio evangelico sul regno dei cieli anche a questa nuova e
pericolosa realtà? Direi di sì, partendo dal presupposto che internet è proprio
assimilabile ad una rete del bene e del male, dipende dal come lo si vuole
utilizzare. Possono esserci delle buone intenzioni: comunicare in modo più
efficace i propri pensieri, le buone notizie, raggiungere altri o altro che mai
in altre epoche sarebbe stato possibile. Ci sono, però, anche le malevole
intenzioni: truffe telematiche, pornografia, incitamento all’odio, falsità,
prevaricazioni, turbamenti. Tant’è che stanno maturando proposte legislative
per precludere l’accesso ai “social” da parte dei minori, forse perché questi
sono i più facili da pescare: “…il regno dei cieli è simile ad una rete gettata
nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.” (dal Vangelo secondo Matteo)
Se era ed è pericoloso andare in
mare per gli uomini che vivono di pesca, il pericolo è altrettanto evidente nel
navigare in rete, se è vero che la Polizia Postale è diventata caposaldo di una
deriva inarrestabile. Al punto che sono necessarie anche altre realtà private
come l’Associazione “Meter” di don Fortunato Di Noto che si occupa di scovare
in quel mondo sommerso e perverso chi sfrutta la rete per pedofilia e altro. Al
riguardo, a don Fortunato si può benissimo attribuire quanto scritto dal
profeta: “…concedi al tuo servo un cuore
docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il
bene dal male.” (dal I° Libro dei Re)
I carismi di questo santo
sacerdote sono spesi sul quel fronte, ed è un impegno che testimonia l’Amore di
Cristo verso i piccoli. Altri ci provano, ma cedono e si sganciano dai vari
“social” perché si fa fatica a sopportare quanto di cattivo vi si può vedere.
Però, in qualche modo, aveva ragione San Doroteo di Gaza quando scriveva che:
“se abbiamo buone abitudini e un buon stato d’animo, possiamo trarre profitto
da tutto, persino da quello che non è utile.”
Il salmista ci viene in aiuto e
ci dice come alimentare quelle buone abitudini: “…ho deciso di osservare le tue
parole, Signore. Bene per me è la legge della tua bocca, più di mille pezzi
d’oro e d’argento.” (dal Salmo 118)
Con questa decisione nel cuore,
nella mente e nelle conseguenti cose di tutti i giorni, nessuno ci può
comperare, perché: “…fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per
quelli che amano Dio, per coloro che sono chiamati secondo il suo disegno.”
(dalla Lettera ai Romani di San Paolo Apostolo)
Se ben sappiamo che la nostra
vita è stata voluta per il bene nostro e di coloro che ci sono vicini, “abbiamo
il diritto di vedere la vita in modo positivo, di conoscere la speranza, la
gioia, il perdono, di imparare a chiedere scusa. Difendiamoci da una società
che distrugge tutto.” (Suor Elvira – Comunità Il Cenacolo)
Non solo abbiamo il diritto, ma
anche il dovere di combattere la buona battaglia per essere chiamati come quei:
“…pescatori, che si mettono a sedere e raccolgono i pesci buoni nei canestri e
buttano via i cattivi.” (dal Vangelo secondo Matteo)
In realtà i pescatori del vangelo
sono gli Angeli di Dio che sanno conoscere i buoni dai cattivi che, nel tempo
loro concesso, si sono distinti, nel male o nel bene, nel mare della loro vita.
Non buttiamoci via in anticipo, cerchiamo, perciò, di finire nei canestri,
fossimo anche solo due, ma senza preoccuparci più di tanto, già una volta quei
due pesci Gesù ha saputo moltiplicarli all’infinito.
1Re 3,5.7-12 / Sal
118(119) / Rm 8,28-30
/ Mt 13,44-52digiemme
