XVII DOMENICA del T.O. anno A

La rete del Bene e del Male

 il regno dei cieli è simile a una rete per la pesca, quando è piena si raccolgono i pesci buoni nei canestri e si buttano via i cattivi.
Così sarà alla fine del mondo.

 

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Oggi l’immagine della rete gettata nel mare potrebbe benissimo essere sostituita da un’altra rete, quella del web. Che raccoglie non pesci, ma persone di ogni tipo e di ogni genere. Si può applicare l’esempio evangelico sul regno dei cieli anche a questa nuova e pericolosa realtà? Direi di sì, partendo dal presupposto che internet è proprio assimilabile ad una rete del bene e del male, dipende dal come lo si vuole utilizzare. Possono esserci delle buone intenzioni: comunicare in modo più efficace i propri pensieri, le buone notizie, raggiungere altri o altro che mai in altre epoche sarebbe stato possibile. Ci sono, però, anche le malevole intenzioni: truffe telematiche, pornografia, incitamento all’odio, falsità, prevaricazioni, turbamenti. Tant’è che stanno maturando proposte legislative per precludere l’accesso ai “social” da parte dei minori, forse perché questi sono i più facili da pescare: “…il regno dei cieli è simile ad una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.” (dal Vangelo secondo Matteo)
Se era ed è pericoloso andare in mare per gli uomini che vivono di pesca, il pericolo è altrettanto evidente nel navigare in rete, se è vero che la Polizia Postale è diventata caposaldo di una deriva inarrestabile. Al punto che sono necessarie anche altre realtà private come l’Associazione “Meter” di don Fortunato Di Noto che si occupa di scovare in quel mondo sommerso e perverso chi sfrutta la rete per pedofilia e altro. Al riguardo, a don Fortunato si può benissimo attribuire quanto scritto dal profeta: “…concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male.” (dal I° Libro dei Re)
I carismi di questo santo sacerdote sono spesi sul quel fronte, ed è un impegno che testimonia l’Amore di Cristo verso i piccoli. Altri ci provano, ma cedono e si sganciano dai vari “social” perché si fa fatica a sopportare quanto di cattivo vi si può vedere. Però, in qualche modo, aveva ragione San Doroteo di Gaza quando scriveva che: “se abbiamo buone abitudini e un buon stato d’animo, possiamo trarre profitto da tutto, persino da quello che non è utile.” 
Il salmista ci viene in aiuto e ci dice come alimentare quelle buone abitudini: “…ho deciso di osservare le tue parole, Signore. Bene per me è la legge della tua bocca, più di mille pezzi d’oro e d’argento.” (dal Salmo 118)
Con questa decisione nel cuore, nella mente e nelle conseguenti cose di tutti i giorni, nessuno ci può comperare, perché: “…fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono chiamati secondo il suo disegno.” (dalla Lettera ai Romani di San Paolo Apostolo)
Se ben sappiamo che la nostra vita è stata voluta per il bene nostro e di coloro che ci sono vicini, “abbiamo il diritto di vedere la vita in modo positivo, di conoscere la speranza, la gioia, il perdono, di imparare a chiedere scusa. Difendiamoci da una società che distrugge tutto.” (Suor Elvira – Comunità Il Cenacolo)
Non solo abbiamo il diritto, ma anche il dovere di combattere la buona battaglia per essere chiamati come quei: “…pescatori, che si mettono a sedere e raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.” (dal Vangelo secondo Matteo)
In realtà i pescatori del vangelo sono gli Angeli di Dio che sanno conoscere i buoni dai cattivi che, nel tempo loro concesso, si sono distinti, nel male o nel bene, nel mare della loro vita. Non buttiamoci via in anticipo, cerchiamo, perciò, di finire nei canestri, fossimo anche solo due, ma senza preoccuparci più di tanto, già una volta quei due pesci Gesù ha saputo moltiplicarli all’infinito.
1Re 3,5.7-12  /  Sal 118(119)  /  Rm 8,28-30  /  Mt 13,44-52
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