XI DOMENICA del T.O. anno A

                                             Su ali d’aquila

Strada facendo, predicate,
dicendo che il regno dei cieli è vicino.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

 

Il popolo eletto, sfinito dalla schiavitù e dall’angoscia della fuga, fu facile preda delle tentazioni. E’ comprensibile che ci si possa lasciare prendere dallo sconforto quando le cose non sembrano andare come si sperava. Succede anche a noi, “esuli in questa valle di lacrime”, quando vediamo il faticoso pellegrinaggio del Corpo Mistico di Gesù, qui sulla terra. Eppure, dovremmo ricordarci che le tentazioni, in realtà, sono l’anticamera dell’Amore del Signore. Con quelle, ogni giorno, il Buon Dio ci propone la sua alleanza. Rifiutarla è da stolti, anche perché: “…voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali d’aquila e vi ho fatto venire fino a me.” (dal Libro dell’Esodo) 
E’ significativo l’accostamento alla figura dell’aquila per farci capire che nei confronti del Signore siamo le creature cui tiene in speciale modo: ci porta in alto, non ci lascia abbandonati sulla terra, neppure nelle condizioni più striscianti in cui ci getta il peccato. Perché, proprio come la vista dell’aquila, scopre ogni movimento con il quale sprechiamo il tempo che la vita ci dona. La maestosità di quelle ali a cui basta cogliere l’andamento dei venti per volteggiare in sicurezza, ci invita a non opporre resistenza, a non avere paura di lasciarci sollevare in alto, perché Lui ci vuole vicini, perché: “…buono è il Signore, il suo amore è per sempre, la sua fedeltà di generazione in generazione. (dal Salmo 99)
Mi piace questo versetto perché è semplice, mi fa capire che posso contare su un amore che non dimentica nessuno. Come quello di una madre che sa spendersi in ugual modo per ognuno dei suoi figli, che sa consolare sempre. Bello un versetto di Marcel Proust che dice: “la mia unica consolazione, quando andavo a coricarmi, era che la mamma sarebbe venuta a darmi un bacio una volta che fossi stato a letto”. Lo era anche per me. Ora che sono adulto e mia mamma è in paradiso, riesco a cogliere in quegli angoli di vita il senso di un amore necessariamente più grande, perché non si spiegherebbe diversamente quanto scrive l’apostolo: “…Dio dimostra il suo amore per noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.” (dalla Lettera ai Romani di San Paolo Apostolo)
Valeva per gli uomini di ieri e vale per gli uomini di oggi: indipendentemente dalla condizione di vita di ciascuno di noi, grazie alla Croce di Gesù siamo soggetti attivi di salvezza per noi stessi e per quanti incontriamo sul nostro cammino. Tenendo, comunque, ben presente che ogni opera in cui ci siamo spesi e ci spendiamo non è nostra opera, ma un dono del Buon Dio per il nostro bene.
Dimenticarci di questo, pensare di essere solo noi i fautori di quanto di buono si riesce a fare per questo mondo, vuole dire cadere, come il popolo eletto, nello sconforto e cedere alla tentazione, prima o poi, di mollare tutto. Nulla di nuovo sotto il sole, infatti: “…Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore.” (dal Vangelo secondo Matteo)
E’ proprio vero, quando le cose non vanno, quando si ha l’impressione di girare a vuoto, quando ci si affanna a correre senza approdare a risultati concreti, ci si sente svuotati. C’è una regola che dice: l’uomo avveduto deve abbandonare le cose che lo abbandonano, non deve però aspettare di essere alla fine. La regola di Gesù invece si fa carico dello smarrimento, della confusione in cui versiamo e sente compassione per noi.
In una chiesa mi sono trovato davanti ad un crocifisso con un braccio staccato dal legno, proteso verso il basso, come a volere appoggiare la mano sul capo di chi sa inginocchiarsi davanti a Lui.
Anche oggi sono davanti ad un crocifisso, alzo lo sguardo, vorrei che fosse come quello di Marcellino pane e vino, e penso che quelle braccia distese sul legno della croce sono le nuove ali d’aquila cui protendere con fiducia e speranza.
Es 19,2-6a  /  Sal 99(100)  /  Rm 5,6-11  /  Mt 9,36—10,8
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