Su ali d’aquila
Strada
facendo, predicate,
dicendo che
il regno dei cieli è vicino.
Gratuitamente
avete ricevuto, gratuitamente date.
Il popolo eletto, sfinito dalla schiavitù e dall’angoscia della fuga,
fu facile preda delle tentazioni. E’ comprensibile che ci si possa lasciare
prendere dallo sconforto quando le cose non sembrano andare come si sperava.
Succede anche a noi, “esuli in questa valle di lacrime”, quando vediamo il
faticoso pellegrinaggio del Corpo Mistico di Gesù, qui sulla terra. Eppure,
dovremmo ricordarci che le tentazioni, in realtà, sono l’anticamera dell’Amore
del Signore. Con quelle, ogni giorno, il Buon Dio ci propone la sua alleanza.
Rifiutarla è da stolti, anche perché: “…voi stessi avete visto ciò che io ho
fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali d’aquila e vi ho fatto venire
fino a me.” (dal Libro dell’Esodo)
E’ significativo l’accostamento
alla figura dell’aquila per farci capire che nei confronti del Signore siamo le
creature cui tiene in speciale modo: ci porta in alto, non ci lascia
abbandonati sulla terra, neppure nelle condizioni più striscianti in cui ci
getta il peccato. Perché, proprio come la vista dell’aquila, scopre ogni
movimento con il quale sprechiamo il tempo che la vita ci dona. La maestosità
di quelle ali a cui basta cogliere l’andamento dei venti per volteggiare in
sicurezza, ci invita a non opporre resistenza, a non avere paura di lasciarci
sollevare in alto, perché Lui ci vuole vicini, perché: “…buono è il Signore, il
suo amore è per sempre, la sua fedeltà di generazione in generazione. (dal
Salmo 99)
Mi piace questo versetto perché è
semplice, mi fa capire che posso contare su un amore che non dimentica nessuno.
Come quello di una madre che sa spendersi in ugual modo per ognuno dei suoi
figli, che sa consolare sempre. Bello un versetto di Marcel Proust che dice:
“la mia unica consolazione, quando andavo a coricarmi, era che la mamma sarebbe
venuta a darmi un bacio una volta che fossi stato a letto”. Lo era anche per
me. Ora che sono adulto e mia mamma è in paradiso, riesco a cogliere in quegli angoli
di vita il senso di un amore necessariamente più grande, perché non si
spiegherebbe diversamente quanto scrive l’apostolo: “…Dio dimostra il suo amore
per noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per
noi.” (dalla Lettera ai Romani di San Paolo Apostolo)
Valeva per gli uomini di ieri e
vale per gli uomini di oggi: indipendentemente dalla condizione di vita di
ciascuno di noi, grazie alla Croce di Gesù siamo soggetti attivi di salvezza per
noi stessi e per quanti incontriamo sul nostro cammino. Tenendo, comunque, ben
presente che ogni opera in cui ci siamo spesi e ci spendiamo non è nostra
opera, ma un dono del Buon Dio per il nostro bene.
Dimenticarci di questo, pensare
di essere solo noi i fautori di quanto di buono si riesce a fare per questo
mondo, vuole dire cadere, come il popolo eletto, nello sconforto e cedere alla
tentazione, prima o poi, di mollare tutto. Nulla di nuovo sotto il sole,
infatti: “…Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e
sfinite come pecore che non hanno pastore.” (dal Vangelo secondo Matteo)
E’ proprio vero, quando le cose
non vanno, quando si ha l’impressione di girare a vuoto, quando ci si affanna a
correre senza approdare a risultati concreti, ci si sente svuotati. C’è una
regola che dice: l’uomo avveduto deve abbandonare le cose che lo abbandonano, non
deve però aspettare di essere alla fine. La regola di Gesù invece si fa carico
dello smarrimento, della confusione in cui versiamo e sente compassione per
noi.
In una chiesa mi sono trovato
davanti ad un crocifisso con un braccio staccato dal legno, proteso verso il
basso, come a volere appoggiare la mano sul capo di chi sa inginocchiarsi
davanti a Lui.
Anche oggi sono davanti ad un
crocifisso, alzo lo sguardo, vorrei che fosse come quello di Marcellino pane e
vino, e penso che quelle braccia distese sul legno della croce sono le nuove
ali d’aquila cui protendere con fiducia e speranza.
Es 19,2-6a / Sal
99(100) / Rm 5,6-11
/ Mt 9,36—10,8
digiemme
