La Grande Gioia


 Sesta Domenica di Pasqua anno A

La Grande Gioia
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva,
questi è colui che mi ama.

 

stampa
Ancora, grazie a Dio, si può sperimentare la gioia. Non che sia facile, perché viviamo giorni tristi, però almeno una gioia nella vita sicuramente l’avremo sperimentata. A livello personale è, perciò possibile, mentre su dimensioni sociali o comunitarie risulta impalpabile al nostro sentire. Ci si lascia trascinare dagli eventi che si accavallano di anno in anno, come feste di rilievo o anniversari, senza sentire più quel trasporto che trasforma i cuori, che coinvolge e stringe tutti in un solo corpo. Ricordo, da bambino, come anche il solo aggregarsi alla banda musicale che suonando sfilava per le strade del paese, arricchiva il senso di quelle giornate di festa. Ed era gioia di popolo. Certo, essere gioioso per un bambino è molto più facile, ma perché non riusciamo più a diventare come bambini? Perché non ci emozioniamo più come quelli che ascoltavano Filippo, cambiando la faccia della loro città? Racconta questo, infatti, il seguente trafiletto: “…e le folle, unanimi prestavano attenzione alle parole di Filippo…e vi fu grande gioia in quella città.” (dagli Atti degli Apostoli)
I casi sono due: o non ci sono più apostoli capaci di scaldare i cuori annunciando il Vangelo di Gesù, oppure la società in cui siamo immersi ci permette solo di respirare fintanto che restiamo utili al mantenimento del potere di chi comanda.

Su una pietra che segna un sentiero di montagna, oltre al segnale di riferimento all’escursione, stava scritto: “io ho quel che ho donato”. E’ un pensiero che ben delimita la condizione asfittica dell’attuale esistere: doniamo poco, perciò siamo ripiegati su noi stessi e il mondo si intristisce. Anzi, va verso la distruzione.
Non a caso la fecondità di tutto il mondo cosi detto occidentale, in particolare l’Italia, è al di sotto dei limiti necessari per il ricambio generazionale. Che mondo stiamo lasciando ai nostri figli, ai nostri nipoti? Un mondo che non sa più ascoltare, che rifiuta l’invito del salmista: “…venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio, e narrerò quanto per me ha fatto.” (dal Salmo 65)
La verità è che oggi non si teme più Dio, perciò la narrativa della Chiesa non interessa più di tanto, perché ciascuno pensa di essere sufficiente a sé stesso in una logica di ricerca dell’effimera gloria da compiacere agli occhi degli altri. Ma “la gloria è simile ad un cerchio d’acqua che non smette mai di allungarsi, fino a che, a causa del suo stesso ingrandirsi, non si disperde nel nulla.” (Shakespeare).
Il nulla, tutto si riduce in nulla. Anche la logica della cremazione dei defunti va in questa direzione. C’è proprio da domandarsi del perché nel giro di pochi decenni si è giunti a certi livelli di disumanità. Perché la fede, la tradizione, i costumi dei nostri nonni non hanno saputo resistere all’assalto della secolarizzazione, del modernismo, del peccato? Forse perché non hanno seguito l’esortazione dell’apostolo: “…carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.” (dalla prima Lettera dell’apostolo Pietro)
D'altronde se Cristo non è più al centro dell’azione viene meno il desiderio della preghiera, motivo per cui il cuore si inaridisce, altro che speranza! Ma c’è una promessa che non verrà mai meno ed è quella di Gesù: “…non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi, invece, mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete.” (dal Vangelo secondo Giovanni)
E la gioia sarà grande! Una gioia che si percepisce pensando al Figlio di Dio che si è fatto uomo per spiegarci come vincere la morte, Lui che è via, verità e vita.
E’ vita! e lo è veramente in quanto è resuscitato dai morti. Perciò è vivo, perciò possiamo anche noi essere vivi in forza della sua promessa: voi vivrete! E’ questa la nostra grande gioia che, alla fine, cambierà, a Dio piacendo, anche il mondo.
At 8,5-8.14-17  /  Sal 65(66)  /  1Pt 3,15-18  /  Gv 14,15-21
digiemme