Il Prezzo di
Gesù
Osanna al
figlio di Davide !
Di ogni cosa, per considerarla confacente o meno, cerchiamo il giusto
prezzo. Indipendentemente, da che si tratti di una cosa buona e utile per sé e
per chi ci sta attorno, oppure di una cosa inutile e cattiva, ma desiderata per
fini comprensibili solo da una persona intimamente malata. Spesso, però, non si
riesce neppure a capire il valore, di fronte all’insensatezza di quanto avviene
in ogni istante nel microcosmo che ci è caro, così come in quello macro che ci
sovrasta.
I tradimenti della speranza
rientrano in questa logica. Pensiamo alle guerre quando si anela alla pace, al
rifiuto della vita nascente quando si parla di accoglienza.
Il tutto all’insegna del
politicamente corretto.
Non era forse così anche per
Giuda quando si recò dai sommi sacerdoti per portare avanti una sua idea
finalizzata ad una sua maggiore partecipazione alla gloria e al potere del
momento? Infatti, voleva ben capire quanto valesse la sua scelta: “…quanto
volete darmi perché io ve lo consegni? E quelli fissarono trenta monete
d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.”(dal Vangelo secondo Matteo)
Quello era il prezzo di Gesù.
Probabilmente era una bella cifra per quei tempi, che trasformò del tutto il
cuore di quell’uomo, portandolo successivamente alla disperazione. E’ nella
logica delle cose perché “l’amore muore laddove non c’è umiltà” (Beata Luisa
Maria de Montaignac).
Infatti, in quell’apostolo venne
meno proprio l’umiltà, la virtù necessaria per sapersi inginocchiare davanti al
suo Maestro. Aveva vissuto con lui gli anni della maturità, ma evidentemente,
nonostante gli insegnamenti di Gesù, i suoi pensieri erano attratti da altre
sirene, disposto a prostrarsi solo ai maggiorenti, anziché, come scrive l’altro
apostolo: “…nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e
sotto terra.” (dalla Lettera ai Filippesi di San Paolo apostolo)
Stolto com’era, perseguiva i suoi
desideri, cancellando dalla mente e dal cuore ogni sentimento d’amicizia e di
dedicazione alla causa dell’annuncio.
Così è anche per chi, oggi come
ieri, non si rende conto che “nessun profitto né onore terreno potrà superare
la nostra speranza e la gioia di sperare” (San Bernardo di Chiaravalle).
Continuano, perciò, le lotte per
accaparrarsi i migliori posti nelle assemblee, nei circoli, nelle camere, nelle
sacrestie. Costi quel che costi, anche il rinnegare principi e proclami per cui
non esiste prezzo. Soprattutto per quanto riguarda la fede nel Signore che
richiede solo di essere annunciata come dice il salmista: “…annuncerò il tuo
nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all’assemblea.” (dal Salmo n.21)
Questa dovrebbe essere, in
effetti, la preoccupazione, almeno di quanti si professano pubblicamente
credenti, e in special modo per i discepoli del Signore Gesù. Anche perché
hanno la responsabilità di sollevare i fratelli che si trovano in difficoltà,
così come indica il profeta: “…il Signore Dio mi ha dato una lingua da
discepolo perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato.” (dal Libro
del profeta Isaia)
E’ interessante questa condizione
perché apre scenari nuovi nei rapporti fra la gente, fra i popoli, non più
basati su interessi o profitti, bensì su dialogo e condivisione. Scenari che
sono illuminati dalla fede, quanto meno per i cristiani, e questa ci porta alla
fiducia, alla gioia, capace di abbracciare persino l’infinito, oltre i nostri
limiti.
Al punto che ogni giorno, ogni
istante, della nostra vita può offrirci nuovi stimoli, come se dietro ad ogni
angolo (quanti angoli ci sono nella vita!) ci si possa trovare, e ci si trova,
davanti ad una strada nuova, ad un nuovo cancello da varcare.
Il tutto senza dover pagare alcun
prezzo, perché alla sequela di Gesù, nulla più ha un costo.
Is 50,4-7 / Sal
21(22) /
Fil 2,6-11 / Mt 26,14=27,66digiemme
