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sabato 10 febbraio 2018

IL SOZZUME E LA PURIFICAZIONE

Sesta Domenica T.O.(Anno B)


Uno dei miei eroi che hanno popolato l’età della mia infanzia fu senz’altro Padre Damiano. Il film visto al cinema parrocchiale che racconta la sua santità di vita sull’isola dei lebbrosi, Molokai, ha acceso la fantasia di un bambino che era fermo agli eroi pronti a difendere con la spada i più deboli e lottare per la giustizia. Quel bambino scoprì che si poteva avere a cuore i bisognosi e battersi per loro anche e solo con la forza della fede di un buon sacerdote. Leggendo dal Libro del Levitico:
“…quel tale sarà condotto dal sacerdote Aronne o da qualcuno dei suoi sacerdoti.”
mette, appunto, in risalto come quella forza donata ai sacerdoti sia espressa volontà del Buon Dio.

Per i lebbrosi di allora,  e pure quelli di oggi, il Salmo è, perciò, quanto mai azzeccato:
“…Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia, mi circondi di canti di liberazione.”
Dicevo dei lebbrosi di oggi, colpiti da quella terribile malattia sono rimasti, grazie a Dio e grazie ai progressi della medicina e di una sempre migliore condizione di vita sociale, abbastanza pochi, ma per assimilazione possiamo dire, purtroppo, che ben altra pestilenza si è abbattuta su quanti vivono sul proprio corpo tutto il sozzume che la società di oggi propina fin dal primo istante di vita di ogni singola creatura.
Si può essere infettati già al concepimento con le pratiche di fecondazione artificiale, di utero in affitto, si può essere deviati con il cosiddetto gender fin dalla scuola materna, si può essere alterati con il consumismo di tutto ciò che si vuole, si può essere svuotati con le tossicodipendenze, si può essere deturpati nella dignità con la svendita dell’amore ridotto a mero strumento sessuale di appropriazione per un piacere fine a sé stesso.
Si può…si può…essere peggiori di un vero malato di lebbra, bisognosi di un nuovo Padre Damiano che deve aver rafforzato la sua vocazione leggendo San Paolo:
“…come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse, ma quello di molti, perché giungano alla salvezza.”
Ecco, questo è l’obiettivo, la salvezza di ogni creatura perché ciascuna è stata voluta, amata, cercata, perduta e ancora cercata con pazienza; sentite questo passo del Vangelo di Marco, con quale premura si rivolge al lebbroso:
“…ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: “lo voglio, sii purificato!... e ammonendolo severamente gli disse: “va’ a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro.” Ma quello si mise a proclamare e a divulgare il fatto.”
E’ proprio così: ancora oggi ha compassione per ciascuno di noi, impestati dal peccato che ci mutila, ci deforma, ci abbandona all’isolamento e alla solitudine. Ogni giorno tocchiamo con mano il sozzume che ci circonda e, forse, ci navighiamo dentro anche volentieri, ogni giorno, però, il Buon Dio ci cerca, ci chiama e, di fronte, al nostro desiderio di tornare a vivere, stende la sua mano e ci purifica attraverso il Sacramento della Confessione. Guarda caso, il braccio che stende la mano è quello di un suo sacerdote. Prima di fare come quel lebbroso del Vangelo che proclama, salta ed annuncia per la gioia, andiamo prima ad inginocchiarci davanti al Santissimo così che anche noi possiamo presentarci lavati dal sozzume e purificati in forza del suo Amore.
Lv 13,1-2.45-46 / Sal 31(32) / 1Cor 10,31 - 11.1 / Mc 1,40-45
digiemme

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