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sabato 6 gennaio 2018

IL FORTE



Battesimo del Signore (Anno B)
Giovanni Battista era sicuramente un uomo forte, un grande, come Abramo, come Noè, come Mosè, come Davide, eppure per quanto la grandezza di questi fosse incomparabile, né tra loro, né tra altri “nati da donna, è sorto uno più grande di Giovanni”. Una testimonianza che viene per bocca di Gesù.
Il precursore diviene così un punto fermo da cui partire alla sequela del Cristo. Non dimentichiamo mai il suo:
“E proclamava: “viene dopo di me colui che è più forte di me…”(Vangelo).
Riconoscere questa forza che viene da Dio vuole dire mettersi nelle disposizioni giuste per ascoltare innanzitutto il profeta Isaia:
“…l’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri…perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie.”
Quante volte nella vita succede di cambiare rotta, cambiare opinione su alcuni fatti, di rielaborare pensieri che si credeva immodificabili.
Chi ha i capelli bianchi può confermarlo senza vergognarsene. E se è così per le vicende che ci coinvolgono, figurarsi se decidiamo di confrontarci con i pensieri, la Parola del Signore, salvo poi accorgersi che al cospetto di tale luce si sta veramente bene. Allora, davvero, ci avvieremo verso vie che mai avremmo immaginato e, sempre secondo Isaia:
“…in quel giorno direte: rendete grazie al Signore e invocate il suo nome, proclamate fra i popoli le sue opere, fate ricordare che il suo nome è sublime. Cantate inni al Signore perché ha fatto cose sublimi.”
Certo, cantiamo inni, cantiamo la vita perché il Signore è il nostro creatore, ricordiamolo sempre, il suo nome è eccelso, ricordiamolo, pronunciamolo ogni volta ne avremo l’occasione, senza timidezza.
Certo, lasciamo a lui il merito delle nostre opere perché illuderci che siano solo farina del nostro sacco vuole dire mentire. Ascoltiamo attentamente la prima Lettera di Giovanni: “…in questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio osserviamo i suoi comandamenti. In questo,infatti, consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti e i suoi comandamenti non sono gravosi.”
Le nostre opere, quelle che insegnano ad amare i figli di Dio, dimostrano che le vie sono state ben seguite, soprattutto perché abbiamo imparato cosa sono i comandamenti.
La Legge Morale su di noi, che ci viene consegnata ogni giorno, nel linguaggio semplice dei comandamenti, è la stella del mattino, è la lampada che arde e risplende in Cristo nostro Signore.
E’ per questo che i suoi comandamenti non sono gravosi. Lo sarebbero stati se non avessimo avuto l’Incarnazione e, oggi, la Grazia del Battesimo.
Fermo restando che quanto valeva per Giovanni Battista:
“…io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali.” (Vangelo),
vale anche, e soprattutto, per noi , non ci rimane che fare come Andrea e Giovanni l’Evangelista che decisero di seguirlo, quasi con timore, chiedendogli solo “Signore dove abiti?” “Venite e vedrete” e pare di cogliere che questo imperativo valga anche per noi, la differenza è che, ora, noi sappiamo dove abita. Nel Tabernacolo della sua Chiesa, nei suoi Sacramenti, a cominciare dal Battesimo, nel tabernacolo dei cuori di chi chiede solo di essere amato.
Ascoltare quei battiti di tutta la vita della Chiesa; ascoltare quei battiti di ogni vita significa che ci siamo avvicinati un po’ di più alla casa del Signore.
Is 55,1-11 / Sal da Is 12,2-6 / 1Gv 5,1-9 / Mc 1,7-11

digiemme


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