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sabato 9 dicembre 2017

ALZARE LA VOCE



Seconda Domenica di Avvento(Anno B)
Bisogna proprio alzare la voce per chiedere che la giustizia sia applicata nella nostra società, nei nostri territori, nelle nostre città, nei nostri quartieri, nelle nostre famiglie, nella nostra chiesa.
E’ un dovere che ci viene dal nostro credere in Dio, perché è Lui che tramite il suo profeta Isaia ci stimola: “…sali su un alto monte tu che annunci liete notizie…alza la tua voce con forza… alza la voce, non temere.”
Quando si fa riferimento all’alto monte è evidente che si tratta di un invito a non nascondersi, tanto più che in forza della fede abbiamo solo buone e liete notizie da annunciare. Come, per esempio, la gioia del Natale, oppure quella della meraviglia quando ci viene annunciato l’attesa di un figlio. Che doni immensi. Proprio questi ci dicono, appunto, di non temere, alzate la voce, siate forti nel proclamare il Salmo: “…Amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno.”

In questo periodo di storia dell’umanità c’è una parola che sta sempre più diventando tabù: verità. Se tutto è relativizzato, evidentemente non c’è più nulla di vero, ed è questo il motivo per cui l’amore non è più fecondo. E’ solo un’espressione di circostanze che conducono più persone a momentanee reciproche attenzioni.
Come conseguenza, la giustizia continua a girovagare raminga, neppure un bacio di una madre al suo bambino riuscirà più a portare pace, neppure un bacio sul letto di morte riuscirà più a lasciare andare nella pace. Il distacco e la distanza negli affetti e l’assenza dell’anima saranno l’orizzonte dei rapporti fra noi, nella nostra società, nei nostri territori, nelle nostre città, nei nostri quartieri, nelle nostre famiglie, nella nostra chiesa.
Ma non sarà sempre così, c’è una promessa, San Pietro lo scrive chiaramente:“…Noi, infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia.”
Ci prepariamo, in ogni Avvento, ad intravedere quei cieli nuovi nella speranza di una terra nuova, perché siamo certi di quella promessa. Non sappiamo bene, forse, come avverrà, ma ci fidiamo. Soprattutto quando capita di vedere che un “operatore di giustizia” non si tira indietro e alza la voce. 
San Giovanni Paolo II esortava:“ci alzeremo in piedi ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita; ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l’autorità di distruggere la vita non nata; ci alzeremo quando l’istituzione del matrimonio viene abbandonata all’egoismo umano e affermeremo l’indissolubilità del vincolo coniugale; ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto.”
E quando ci alzeremo, quando alzeremo la voce, teniamo, comunque, sempre presente il comportamento di San Giovanni Battista che, in questa logica, è e deve essere la nostra icona:
“…Io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma Egli vi battezzerà in Spirito Santo.” (Vangelo di Marco)
L’umiltà caratterizza la sua statura di profeta, l’umiltà sia il timbro del nostro incedere. Sappiamo bene che non siamo degni neppure lontanamente di stare al suo cospetto, ma abbiamo ricevuto due doni: il primo riguarda la nostra stessa esistenza, il secondo il battesimo ricevuto.
Non possiamo gettarli alle ortiche, mettiamoli a punto e con l’aiuto dello Spirito Santo la nostra vita avrà sempre senso, nell’attesa del suo compimento.
Is 40,1-5.9-11 / Sal 84(85) / 2Pt 3,8-14 / Mc 1,1-8
digiemme

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